Start up, lo Stato investe 13 miliardi su progetti destinati al fallimento

Confimprenditori: "E le aziende tradizionali vengono escluse"

Roma. «Faremo in modo che torniate perché l'Italia è un Paese che guarda al futuro». I mille giorni di Matteo Renzi al governo sono stati caratterizzati da un impegno e un'attenzione costanti verso il mondo delle start-up. La testimonianza più recente è l'ultima legge di Bilancio nella quale è incardinata buona parte del piano «Industria 4.0» del ministro dello sviluppo, Carlo Calenda. Lo Stato, attraverso l'azione coordinata di sei ministeri, intende investire 13 miliardi di euro tra il 2017 e il 2020 per agevolare la crescita delle imprese innovative.

Un'azione che testimonia impegno, ma che, tuttavia, suscita alcuni interrogativi. Il principale è il seguente: ma l'Italia fa bene a puntare tutte queste risorse sulle start-up? Una risposta ha cercato di fornirla il Centro Studi di Confimprenditori che ha analizzato alcuni dati relativo a queste aziende «speciali» mettendole a confronto con quelle più tradizionali. Le prime risultanze non paiono incoraggianti perché si rischia di concentrare il capitale pubblico su progetti di sviluppo che non sempre hanno successo e che, in virtù del loro carattere innovativo, hanno una limitata incidenza nella creazione di posti di lavoro. Da queste provvidenze restano escluse le aziende tradizionali, «spremute» dal fisco, ma spesso dimenticate nonostante siano esse il vero motore del mondo del lavoro.

Le Regioni, ricorda Confimprenditori, erogano già attualmente oltre 450 milioni di euro annui attingendo a risorse proprie o a fondi comunitari. A queste disponibilità si aggiungeranno quelle statali sotto forma di detassazioni o di incentivi. Ma qual è la fotografia delle start up? A fine giugno 2016 il numero di start-up innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese è pari a 5.943, in aumento di 504 unità rispetto al marzo scorso. Queste rappresentano solo lo 0,38% del milione e mezzo di società di capitali italiane e la loro capitalizzazione totale è di 328,4 milioni di euro, che corrisponde a una media di 55mila euro a testa. Il 71,3% di esse si occupa di servizi, soprattutto software e informatica, mentre solo il 18,9% di industria in senso stretto. Le 2.356 start-up con dipendenti impiegano a fine marzo 2016 solo 8.193 persone, in media 3,48 dipendenti per ogni impresa. Il valore della produzione media, calcolato sulle 2.860 start-up innovative delle quali si hanno a disposizione i bilanci 2014, è pari a circa 114mila euro e a fine anno il 56,5% di esse ha registrato una perdita.

Confimprenditori ha confrontato questi valori medi con quelli delle Pmi. Si tratta di 136.114 società (il 22% del totale) che ha impiegato 3,8 milioni di addetti e generato ricavi pari a 852 miliardi di euro (il 51,9% del Pil italiano), con un valore aggiunto di 196 miliardi (il 12% del Pil). Poiché i bandi regionali sono spesso di difficile interpretazione e spesso lasciano a terra proprio quelle imprese che creano valore aggiunto e lavoro, conclude il Centro studi, ha senso parlare di «tanti soldi per pochi eletti sulle spalle di tutti gli altri produttori».

Commenti

elio2

Lun, 16/01/2017 - 09:25

Progetti destinati al fallimento coronano da sempre, e senza mai nessuna eccezione, le politiche economiche della sinistra, ma comunque i costi saranno ben distribuiti tra gli amici e amici degli amici, che così creeranno consenso, anche se a carico della colletività.

evuggio

Lun, 16/01/2017 - 10:13

questo è un classico del "manuale delle incapacità concrete". Investire sul presente richiede capacità manageriali perchè i risultati sono quasi immediati; mentre investire sul futuro .... il guano cadrà addosso a qualcun altro!

mariod6

Lun, 16/01/2017 - 12:19

Alla fine saranno le solite coop rosse a fagocitare la maggior parte dei fondi sia per le start-up che per i lavori pubblici con aste al ribasso e contratti fatti con gli amici degli amici. Niente di nuovo sotto il sole del PD-PCI

brunicione

Lun, 16/01/2017 - 13:00

Altra dimostrazione di quanto ignoranti ed impreparati siano i politici Italiani, attenti solo al loro portafoglio ed ai loro privilegi

agosvac

Lun, 16/01/2017 - 14:40

13 miliardi di euro che, se investite nelle Pmi, potrebbero realmente dare una svolta all'economia italiana!!!

Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 16/01/2017 - 17:35

Più lo stato spende e più il comunista guadagna. Sotto tutte le bandiere.