Lo Stato che non rispetta i patti

Il trucco c'è. E si chiama retroattività. La retroattività è bastarda perché ti lascia senza difese. Non ti permette di sapere se stai violando qualcosa oppure no. E ti toglie fiducia. Se tutto è arbitrario non puoi proprio credere allo Stato. Prendete le tasse. Il governo Renzi dice all'imprenditore: tagliamo del 10 per cento l'Irap. Il poveretto ci crede, si fa i suoi calcoli. Poi per il 2015 ripristina con valore retroattivo le vecchie aliquote, così recupera due miliardi in più. Ma come? La risposta è: scusateci, ma è per finanziare lo sconto sulle nuove assunzioni. Sì, ma barando. Non vale.

Questo discorso vale perfino per i vitalizi dei parlamentari condannati. È sacrosanto fare una legge per il futuro. Anzi, forse sarebbe meglio tagliarli tutti, a buoni e cattivi. Ma può valere anche per il passato?

La retroattività è sporca anche quando è opportuna. Se poi colpisce i malcapitati è un gesto di puro cinismo. Come fai a fidarti di chi ti lascia in mezzo al guado tra il lavoro e le pensioni, battezzandoti esodato? Che senso ha pagare la previdenza se non si rispetta ciò che avete concordato? Si può penalizzare qualcuno con una legge che al tempo dei fatti non è ancora stata scritta? No, in teoria no, neppure se quella legge si chiama Severino.

Ora governi e Parlamenti stanno ricorrendo a trucchi carogna per rimediare agli errori o punire e depredare qualcuno. Ma tra il potere e l'individuo ci dovrebbe essere un patto di fiducia. E lo Stato non può barare. Non si fanno patti con uno Stato che viaggia su una «macchina del tempo». E ti colpisce alle spalle. Ti fidi?

Lo Stato non può cambiare le carte in tavola quando gli fa comodo. Questo vale anche quando i conti pubblici sono un disastro, quando ha vissuto decenni da cicala, sperperando e regalando ai clientes della politica soldi, favori e privilegi in cambio di voti. Lo Stato non può rimangiarsi la parola. Nel diritto internazionale vale il principio del pacta sunt servanda, i patti vanno rispettati. La stessa cosa si riflette sul contratto sociale. Se il cittadino rompe il patto, paga. Il potere invece bluffa e tocca all'elettore smascherarlo e punirlo, con il voto (contro).