Lo Stato difenda i figli (e i genitori) dagli spacciatori

A Riccione un 16enne è morto di overdose. Il punto non è solo decidere cosa proibire e cosa no. Il punto è la legalità

Per chi è genitore, apprendere che ieri alle 4 di mattina a Riccione è morto un ragazzo di 16 anni per un'«overdose» di un tipo di mdma (ecstasy), nella stradiscussa discoteca Cocoricò, fa salire il sangue alla testa. Ma non è che la conferma di una realtà che cerchiamo di sedare dentro di noi con vari meccanismi psicologici: quando un adolescente esce di casa per raggiungere un tempio dello «sballo del sabato sera», dobbiamo mettere in conto anche la probabilità di non rivederlo più.

Di certo in quella serata le occasioni di trasgressione, illegali e financo mortali, saranno innumerevoli. Anche perché è arcinoto che la droga che ti offrono al Cocoricò arriva pure da Internet, dove gli psiconauti la sanno decriptare e scovare. Naturalmente senza alcuna reale garanzia della composizione chimica e, quindi, degli effetti sul corpo umano.

Allora il punto non è solo decidere cosa proibire (la cannabis ?) e cosa no. Il punto è la legalità: viviamo in uno Stato che non è interessato al rispetto della legalità per una serie importante di questioni quotidiane. E lo trasmette ai suoi cittadini. Tra queste, la salute delle generazioni più fragili. Basta uscire di casa per rendersene conto: venite a farvi un giro - per restare in tema - in una strada della movida milanese, la sera, meglio se dopo le 24. Basta una mezz'oretta e il numero di reati penali che vedrete consumare a cielo aperto sarà notevole: dallo spaccio di ogni sostanza alla vendita di alcol ai bambini, anche da venditori abusivi con tanto di listini prezzi appesi sui muri. Fantastico. Sorveglianza? Zero assoluto. Zero vigili. Zero poliziotti.

Per carità, serve una giusta proporzione. Ma a noi pare che l'investimento nella legalità quotidiana rappresenti le fondamenta della sicurezza di una società civile: se si sa che a portare in discoteca un acido si finisce diretti in gattabuia; se si sa che ad acquistare mdma on line si rischiano anni di galera perché il web è controllato come lo sono i nostri telefoni; se si sa che a vendere alcol in strada si viene portati via seduta stante; se si è certi di tutto questo, forse ci si convince che noi e i nostri figli siamo un po' più al sicuro. A maggior ragione per cose ancor più gravi. È la «teoria delle finestre rotte».

Da tempo si è perduta questa misura. Ogni anno lo Stato spende qualcosa come 400 milioni per le intercettazioni telefoniche ordinate dai giudici. Dimostrando che per certe famiglie di reati - e spesso e volentieri per nessun reato, ma solo per ragioni politiche - le risorse ci sono. Forse andrebbero ridistribuite anche verso famiglie minori. Per darci così qualche certezza in più. Ce n'è bisogno.