Stipendi mai così fermi. Ma i prezzi salgono

I salari crescono solo dello 0,3%: è il minimo storico. Il gap con i consumi

Roma - L'ultimo aggiornamento dell'Istat, sul rapporto fra costo della vita e salari degli italiani, somiglia a un bollettino di guerra. Difficile da digerire, difficile da ignorare. Comunque, atteso. Secondo i dati diffusi dall'istituto, le retribuzioni contrattuali hanno segnato a febbraio un nuovo record in negativo, con una crescita di 0,3% su base annua.

È l'incremento più basso dal 1982, cioè da quando esistono le serie storiche dell'Istat. A preoccupare non è soltanto la crescita zerovirgola degli stipendi. Di pari passo al minimo storico dei salari negli ultimi 35 anni, c'è l'inflazione. I prezzi, sempre a febbraio, sono saliti dell'1,6%, una velocità cinque volte superiore a quella delle retribuzioni. Nel gap fra costo della vita e salari, di mezzo, c'è il potere d'acquisto: il reddito reale. Dopo anni di potere d'acquisto in positivo, per effetto immediato della prossima deflazione, dobbiamo aspettarci un andamento in controtendenza.

Basta guardare all'andamento dei prezzi, che a marzo ha registrato un lieve rallentamento (assestandosi all'1,4%). Già a dicembre, prezzi e retribuzioni si erano portati alla pari. Ma a gennaio il divario era ormai conclamato e a febbraio è arrivata la conferma. Ad aprile, comunque, le attese sono al rialzo. La chiave per ribaltare l'impasse dettato dall'allargamento della forbice tra carovita e buste paga, a sfavore di quest'ultime, potrebbe arrivare dallo sblocco della contrattazione nella pubblica amministrazione. La strada è quella del rinnovo dei contratti degli statali. Il governo è a caccia di un'intesa sul nuovo testo unico del pubblico impiego.

L'esame del provvedimento prosegue alla Camera dove martedì sono attese le audizioni dei sindacati. Sul tavolo, tra le tante questioni, ci sono la stabilizzazione dei precari e la contrattualizzazione del rapporto di lavoro pubblico. Vicino alla svolta sembra essere l'accordo con l'Aran, l'Agenzia che si occupa di pubblico impiego, riguardo permessi e distacchi sindacali.

C'è poi la gestione delle risorse, che potrebbe trovare un punto di approdo nel Documento di economia e finanza. Stretta anche sulla riforma Madia: si guarda agli ultimi ritocchi, come i vincoli alla stabilizzazione dei precari. Intanto, in settimana dovrebbe tenersi il confronto fra Governo e Regioni, da cui è atteso un significativo passo in avanti sul fronte P.a. Le trattative vedono al centro la questione dei salari accessori.

L'aumento «promesso» ai dipendenti pubblici con la nuova tornata, dopo sette anni di blocco, è di 85 euro medi. E vista la curva altalenante dei prezzi, nell'ultimo quadrimestre, le aspettative per gli aumenti nella pubblica amministrazione non possono che salire. L'unica cosa certa è un Paese dove troppa gente fatica ad arrivare a fine mese.

Commenti

ghorio

Lun, 03/04/2017 - 09:47

La solita scoperta dell'acqua calda!

ilbelga

Lun, 03/04/2017 - 10:16

i dipendenti pubblici dopo sette anni di blocco forse riceveranno qualcosa, noi pensionati dopo il taglio fornero e il blocco da sei anni non riceveremmo niente... sigh.

Ritratto di orione1950

orione1950

Lun, 03/04/2017 - 10:47

I pensionati, invece, debbono crepare!! Fra poco si voterà e mandiamo a quel paese questi strozzini ladri che conoscono solo la parola tasse.

manfredog

Lun, 03/04/2017 - 11:48

Gli stipendi, perlomeno quelli medio bassi, sono praticamente fermi da quando c'è stato l'ingresso dell'euro, mentre i prezzi al consumo, per una persona con un tenore di vita medio, sono perlomeno raddoppiati, se non triplicati ed oltre, istat o non istat-te buono..!! mg.