«È uno stipendificio» La beneficenza-business indigna perfino la Jolie

La star lascia «Halo Trust», l'ente umanitario reso famoso da Lady D. Vertici pagati 700 euro al giorno

Diventò famosa nel 1997, quando la principessa Diana sostenne la sua causa camminando in un campo minato in Angola. Le immagini fecero il giro del mondo e da allora Halo Trust, fondazione benefica britannica, è stata sinonimo di messa in sicurezza delle aree colpite dalla guerra. In tempi più recenti è stata Angelina Jolie, popolare per le sue attività filantrope oltre che per il lavoro sul grande schermo, a sostenere la causa dell'associazione. Che però nel maggio 2014 ha deciso di lasciare. Il motivo? I suoi vertici si sono assegnati stipendi da capogiro, a dispetto della loro missione umanitaria. La notizia è stata rivelata dal quotidiano Times e l'addio risalirebbe a più di un anno fa anche se è stato reso noto soltanto adesso. Un'altra macchia nell'universo degli aiuti umanitari, che spesso si rivela più uno «stipendificio» per coloro che ci lavorano che non una reale macchina di solidarietà per chi soffre.

Un'inchiesta del famoso settimanale britannico della Bbc , Panorama , svelò qualche anno fa come Amnesty International avesse organizzato nel 2012 un evento di raccolta fondi a New York spendendo per gli ospiti chiamati a presenziarlo (dalla rockband Coldplay all'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu) più di quanto avesse incassato, chiudendo l'operazione con un buco di 900mila euro. Poi c'è il nodo dei compensi: l'ex segretario dell'oganizzazione, Irene Khan, ricevette una liquidazione di 500mila sterline (circa 600mila euro), più del doppio di quanto stabilito dal contratto iniziale. Nel mirino anche l'associazione Comic Relief, nota per il naso rosso da clown che fa indossare ai suoi rappresentanti, e che - la rivelazione è ancora di Panorama - fino al 2013 investiva milioni in fondi di investimento che acquistano anche azioni di aziende che producono armamenti, alcolici e tabacco. In Italia è finita in soffita per prescrizione l'inchiesta sulla Missione Arcobaleno, un'iniziativa di solidarietà promossa dal governo italiano, nel 1999 guidato dal presidente-tecnico Massimo D'Alema, per aiutare i profughi albanesi in fuga dalle aree interessate dalla Guerra del Kosovo ma che si rivelò un'occasione per furti e sprechi, con saccheggi filmati e registri di contabilità falsificati.

A scatenare l'ira della diva Jolie sarebbero stati due membri del trust – il consiglio che gestisce la fondazione – che avrebbero ricevuto oltre 120mila sterline, l'equivalente di 162mila euro, per uno studio interno sulla struttura, le remunerazioni e i contatti con i governi della Halo Trust. E questa è solo la punta dell'iceberg visto che altri esponenti si sarebbero auto assegnati qualcosa come 500 sterline al giorno – 677 euro – per incarichi extra a prima vista del tutto superflui. Decisamente una brutta caduta di stile per l'organizzazione che annovera, fra i suoi vertici, anche il principe Harry, figlio proprio della scomparsa Diana. Immediatamente sono scattate le indagini. I casi più eclatanti riguardano Amanda Pullinger, attuale presidente dei fiduciari, e il ricercatore Simon Conway. I due hanno ricevuto, rispettivamente, 26mila e 96.750 sterline per mettere a punto una revisione strutturale della Halo Trust. La fondazione per il momento ha fatto sapere che si tratta di soldi assolutamente giustificati dalla natura del lavoro svolto. Giustificazioni che però non hanno convinto la Jolie.