Stop ai magistrati Il governo riapre Ilva e Fincantieri

Il Consiglio dei ministri approva il decreto che fa ripartire l'attività negli stabilimenti chiusi dall'autorità giudiziaria. L'intervento del Quirinale

Renzi cerca di dimostrare a Confindustria & c. che la «manina anti imprese» non esiste. Che, al contrario, il governo è dalla parte delle aziende, che «la priorità è il lavoro» e che la politica, quando serve, è in grado di intervenire anche contro le decisioni prese nei tribunali, se danneggiano l'economia. Decisioni come il blocco dei forni all'Ilva e lo stop al cantiere navale di Monfalcone. Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto per sbloccare i due importanti siti produttivi, bypassando le decisioni dei giudici. Ma l'operazione si è rivelata un po' più complicata del previsto.

Questa la cronologia. Giovedì al preconsiglio dei ministri era stato annunciato (senza testo) un decreto per fare riaprire il cantiere friulano di Fincantieri, fermato dal sequestro di alcune aree destinate allo stoccaggio deciso dalla sezione penale del tribunale di Gorizia. E anche per evitare la chiusura dell'altoforno due dell'Ilva disposta, in seguito ad un incidente mortale, dalla procura di Taranto.

Ieri mattina il testo del governo era pronto:un decreto unico sulla sicurezza nel lavoro e l'ambiente. Provvedimento con l'interpretazione autentica della direttiva europea sullo smaltimento dei rifiuti. Un modo per permettere al cantiere navale di riprendere velocemente il lavoro (la via amministrativa di una autorizzazione ad hoc per siti sequestrati sarebbe stata paradossalmente più macchinosa) ed evitare in futuro casi come quello di Monfalcone. Nello stesso provvedimento il governo ha inserito la norma per impedire lo spengimento di due altiforni dell'Ilva. Da una parte si permette all'azienda di continuare a lavorare, dall'altra l'Ilva e le altre aziende in situazioni simili, dovranno impegnarsi a prendere misure per la sicurezza.

Il varo di questo ultimo provvedimento è stato complicato. Il consiglio dei ministri iniziato la mattina è stato sospeso fino a tarda sera. Alle otto di ieri non era ancora iniziato e i ministeri interessati, principalmente Attività Produttive, Giustizia, Ambiente oltre alla Presidenza del Consiglio, hanno cercato per tutto il pomeriggio una formulazione a prova di attacchi. Neutra politicamente, non interpretabile come una sconfessione della magistratura e poi, tecnicamente, non soggetta a ricorsi.

Strada strettissima per il governo. Anche perché dal Quirinale sono arrivati inviti alla prudenza che il governo non ha potuto ignorare.

Alla fine, un consiglio dei ministri lampo ha approvato il provvedimento, che ora, giustizia permettendo, dovrà essere applicato.

«Una Repubblica fondata sul lavoro non può permettersi di chiudere l'Ilva», ha commentato il premier Matteo Renzi. Poi su Facebook: «Continuiamo a dare priorità ai posti di lavoro. La priorità è il lavoro, avanti così».

Ma ieri l'incertezza si è fatta sentire per tutta la giornata, soprattutto all'Ilva. Fonti aziendali ieri sera avevano confermato per lunedì le operazioni di spegnimento dell'altoforno «due» e quindi anche del «quattro». Uno stop che avrebbe avuto ripercussioni anche sui siti della Liguria e avrebbe dato il via alla Cassa integrazione straordinaria per i dipendenti del gruppo.Il provvedimento del governo di ieri sera dovrebbe scongiurare lo stop alla produzione delle acciaierie.

Il consiglio dei ministri lampo ha anche dato il via libera a alla partecipazione dell'Italia alle operazioni dell'Ue, EuNavfor. Poi la banca dati del Dna, strumento per le indagini che il premier ha definito una «scelta storica», il piano per i porti, ma anche la questione dei collegi nella nuova legge elettorale.