Stop Facebook buonista. Adesso c'è chi dice no

Finora esisteva un pulsantino che consentiva solo il consenso. Ma ora in rete la valanga di sciocchezze troverà finalmente vendetta

Una piccola crepa. Finalmente. Una lieve incrinatura si sta aprendo, lentamente, nel social network più buono e buonista. Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e di conseguenza «sindaco digitale» di un miliardo abbondante di naviganti, per la prima volta ha aperto pubblicamente alll'introduzione del pulsante «non mi piace». E non è cosa da poco. Finisce l'era del consenso e si apre quella della possibilità di dissentire. Era l'ora. Ogni contenuto postato sul social network è commentabile, ovviamente. Ma finora è esistito solo un pulsantino che permetteva unicamente di esprimere il proprio consenso, la propria adesione, il proprio apprezzamento. Insomma, non è più negato il piacere di dire no, di dissociarsi da quella valanga di sciocchezze che quotidianamente vengono vomitate sulla propria timeline. Festeggiano i bastiancontrari. Per il villaggio globale del social network è una piccola rivoluzione che modificherà l'ecologia dei rapporti umani on line e romperà questa crosta di ipocrisia amicale. Perché il social, per essere reale, deve essere anche un po' asocial. Così ora sotto uno status che non condividiamo, in calce all'ennesimo selfie intollerabile o alla milionesima foto postata dai Caraibi - con velenoso compiacimento - mentre noi siamo blindati in una giornata foderata di nebbia, potremo finalmente dire non mi piace. Che è ben diverso dallo scalfariano non ci sto, giusto per intenderci. È un sobrio gesto di digitale sprezzo, una salutare concessione alla «cattiveria». Tutto con un colpo di un click. Non solo. Il diritto all'antichissimo pollice sarà anche un deterrente. Prima di scrivere qualche stupidaggine ci penseremo qualche istante in più, per non essere subissati da una valanga di mortificanti pollicioni. Bravo Zuckerberg, al tuo non mi piace, questa volta, mettiamo un bel mi piace.