Strage annunciata: barcone si rovescia, morti 700 migranti. Mai un simile orrore nel Mediterraneo

È la più grave tragedia capitata lungo le nostre coste. Un sopravvissuto: "A bordo eravamo 950, con 50 bimbi". Dal governo solite lacrime di coccodrillo

Era notte fonda quando le luci del mercantile portoghese King Jacob hanno squarciato l'orizzonte, nell'oscurità di mare e cielo. Come se fosse terra, centinaia di profughi si sono spostati di colpo sul lato destro, ammassati con gli occhi a quelle luci. Nave, vita. L'stinto puro che ammazza.

Il barcone si è inclinato come un materassino sottile e decine, centinaia sono rotolati in mare, e poi, riemersi, schiacciati l'uno sull'altro, sono rimasti incastrati sotto la chiglia rovesciata, che li ha stretti in una morsa senza aria, buia, letale. La trappola del mare affrontato come disperata via di fuga ha chiuso nei fondali del Mediterraneo oltre settecento persone secondo le stime basate sul racconto dei sopravvissuti. Il mare si riempie di cadaveri.

È la più grande tragedia della storia dell'immigrazione dal Dopoguerra a oggi. È la più annunciata delle tragedie, come un racconto che si snoda da una trama già scritta, dichiarata dalle prime righe, sottoscritta nel silenzio da chi in questi giorni, in questi anni, non ha fatto niente per soccorrere il Paese di frontiera della disperazione del pianeta, l'Italia, né per regolare, gestire, i flussi senza criterio dall'Africa e dall'Asia, gestiti da trafficanti non perseguiti.

Dal mondo e dall'Europa arrivano cordoglio, lutto pietà. Ma non c'era stata pietà, non solo nei mesi, nemmeno in questi ultimi giorni, dal mondo: i giorni in cui solo la Sicilia, con i suoi porti sotto organico e i centri di accoglienza mal gestiti -spesso creati con un business equivoco, senza controlli - con un impegno sovrumano di associazioni di volontariato e Croce Rossa, piccola goccia in un'oceano di disorganizzazione colossale, ha dovuto fronteggiare lo spaventoso esodo dal sud del pianeta.

Sicilia regione di approdo di due continenti mal sostenuta pure dal governo di Roma, che ha sottovalutato l'emergenza, l'infinito fiume di immigrati rigurgitato dal mare, dodicimila in una settimana.

L'assenza di regole nei centri siciliani, con gli immigrati tutti liberi di raggiungere in treno e in autobus qualsiasi destinazione in Europa e in Italia, senza distinzione tra profughi e non profughi, ha incentivato nell'ultima settimana un numero sempre più alto di arrivi.

La grande ecatombe che alza di nuovo, bruscamente, il velo sull'indifferenza europea al problema dell'immigrazione è avvenuta poco dopo la mezzanotte di sabato. Il centro nazionale di soccorso della Guardia costiera riceve una chiamata di soccorso proveniente da una zona di mare a circa settanta miglia a nord della Libia: «Siamo in navigazione, aiutateci». L'Sos arriva da un peschereccio di non più di venticinque metri partito dalla Libia, a est di Tripoli, stipato all'inverosimile: ottocento, forse un migliaio di persone a bordo. Il centro della Capitaneria individua le coordinate e intercetta rapidamente un mercantile portoghese, il King Jacob, poco distante, che procede all'avvicinamento. A quel punto il peso della massa di gente che si sposta all'improvviso ribalta il barcone. Muoiono quasi tutti, soffocati, annegati. Donne, uomini, bambini, ancora non si conosce molto di chi ha perso la vita nella notte della peggiore tragedia di sempre nel Mediterraneo delle migrazioni. I testimoni stanno iniziando in queste ore a raccontare. La Guardia costiera e la Marina italiane intervengono con diciotto mezzi. La prima impressione è una scia di corpi che galleggiano. I primi sono cadaveri. Una cinquantina. Ma alcuni si muovono, chiamano attaccati al peschereccio ribaltato. In quarantotto vengono recuperati dal mare, «tra i cadaveri che galleggiano in acqua», dice il premier maltese Joseph Muscat. In serata viene recuperato un sopravvissuto che giura: «A bordo eravamo in 950, tra cui 50 bambini».

Il carico di quel peschereccio era però enorme. Lo riferiscono i naufraghi, in particolare un eritreo che ha fornito i primi dettagli, e i marinai del mercantile. Uno dei sopravvissuti è un minorenne. È stato trasportato con l'elicottero all'ospedale di Catania, dove la Procura ha aperto un fascicolo. Tutti i pescherecci di Mazara del Vallo che si trovavano in mare sono allertati per il recupero dei corpi.