Strage di Erba, sulle prove distrutte a Como ora gli ispettori vogliono vederci chiaro

007 ministeriali senza risposte: «Serve un'accelerazione». Giallo sui brogliacci

Felice Manti

Milano «Alle indagini sulle prove distrutte della strage di Erba adesso serve un'accelerazione». È questa la reazione del ministero della Giustizia alla notizia, pubblicata ieri dal Corriere, che la Procura di Como che si è occupata della mattanza della corte di via Diaz a Erba l'11 dicembre 2006, dove morirono quattro persone - Paola Galli, la figlia Raffaella Castagna con il suo figlioletto Youssef Marzouk (2 anni) e la vicina di casa Valeria Cherubini - da due settimane è sotto ispezione degli 007 di via Arenula. Un fatto dovuto, fanno sapere fonti vicine al Guardasigilli, dopo la distruzione delle prove mai esaminate, poche ore prima della pronuncia della Cassazione lo scorso luglio: un accendino e 19 mozziconi di sigaretta; una tenda; un mazzo di chiavi; tre giubbotti; peli e capelli rinvenute sugli abiti del piccolo Youssef. Reperti che «andavano analizzati», dirà la Cassazione.

Ma allora perché le prove furono distrutte? Chi ha dato l'ordine? È questa la domanda senza risposta. Il dossier sulla distruzione è stato aperto ad agosto, ma evidentemente da allora le risposte della Procura non sono state giudicate sufficienti, è il ragionamento che trapela da via Arenula. Ecco perché si è reso necessario il blitz. I legali sono convinti che quelle prove e altri reperti mai analizzati potevano servire a riaprire il processo, anche alla luce di alcune rivelazioni della trasmissione Le Iene, come l'ammissione di un carabiniere secondo cui l'unica macchia di sangue trovata sull'auto dei coniugi fosse frutto di contaminazione. Al dossier si aggiunge anche il giallo delle intercettazioni sparite relative al super teste Mario Frigerio, marito della Cherubini, che prima di riconoscere Olindo aveva indicato in un extracomunitario «di carnagione olivastra», «mai visto prima» il suo aggressore. Come ha rivelato Oggi dai brogliacci mancano diverse conversazioni nella stanza d'ospedale tra i carabinieri e Frigerio la mattina di Natale del 2006 (il giorno prima che l'uomo riconoscesse Olindo davanti ai pm) e in alcuni giorni decisivi, cioè dal giorno 8 al giorno 10 gennaio 2007, quando i coniugi hanno confessato. «Com'è possibile che in una stanza d'ospedale frequentata da parenti, neurologo e infermieri non siano mai scattati i sensori che fanno partire la registrazione?», avrebbe sbottato lo stesso ministro Alfonso Bonafede davanti ai suoi collaboratori. Se il ministero avesse ricevuto tutto, perché mandare gli 007? «Ecco perché serve un'altra accelerazione».