Strage di Lampedusa, il gip: avanti l'indagine sulla Marina

No all'archiviazione per i 4 ufficiali e i 3 della Guardia costiera. Nel naufragio del 2013 morirono 300 migranti

L'inchiesta sul naufragio avvenuto al largo di Lampedusa l'11 ottobre del 2013, passato alla storia come «strage dei bambini», non sarà archiviata. Quel giorno persero la vita circa 300 immigrati. Tra loro una sessantina di bambini. Per questa tragedia restano indagati quattro ufficiali della Marina militare e tre della Guardia costiera. Il gip di Roma Giovanni Giorgianni si è pronunciato in sede di opposizione alla richiesta di archiviazione che era stata avanzata dalla Procura della Repubblica di Roma, rappresentata dai pm Francesco Scavo e Santina Lionetti, e ha anche disposto un supplemento di indagine sul comandante della nave Libra della Marina, Katia Pellegrino, sugli ufficiali della Marina Nicola Giannotta, Luca Licciardi, Leopoldo Manna, Filippo Maria Foffi e su quelli della Guardia costiera Clarissa Torturro e Antonio Miniero, che erano in servizio nella sala operativa di Roma la notte del naufragio.

Per la precisione, il giudice ha ordinato l'imputazione coatta per rifiuto di atti d'ufficio e omicidio colposo per Manna, comandante responsabile della sala operativa della Guardia costiera, e per Licciardi, comandante della sala operativa della Squadra navale della Marina. Il supplemento di indagine per la Pellegrino è di sei mesi. La richiesta di archiviazione è stata accolta per le posizioni degli altri quattro indagati.

L'inchiesta prese il via dopo la pubblicazione da parte de L'Espresso delle conversazioni intercorse tra la centrale operativa di Roma, quella di Malta e il comando della nave Libra, che risultava la più vicina al luogo del naufragio avvenuto in acque territoriali maltesi. E in particolare c'è la denuncia di Mohammad Jammo, primario di un ospedale di Aleppo, che nella traversata perse due figli. Il medico denuncia ritardo nei soccorsi dopo la prima richiesta di aiuto partita proprio dal barcone in avaria.

Per la difesa, la Marina italiana, dopo avere ricevuto la telefonata di richiesta di Sos dal natante che verteva in condizioni precarie di galleggiabilità, allertò tutte le navi presenti nel circondario, così come da procedura, e le autorità maltesi. Queste ultime assunsero il comando delle operazioni di recupero. Le intercettazioni smentirebbero questa ricostruzione. «Prendiamo atto della decisione del gip e siamo certi di poter provare la mancanza di responsabilità di Manna nella vicenda e più in generale la mancanza di responsabilità delle autorità italiane» ha commentato l'avvocato Luca Ciaglia. Sul caso è intervenuto Matteo Salvini: «Sospettare che donne e uomini della Marina militare e della Guardia costiera abbiano lasciato annegare degli immigrati è un oltraggio alle nostre forze armate. Si chiuda subito l'indagine! Lasciamo lavorare queste persone, chiedendo loro di salvare chiunque ma di tornare a difendere e presidiare i confini del nostro Paese, senza essere costretti ad aiutare scafisti e finte Ong».