Quella strana corsa al ribasso per il Campidoglio

Complicato lo scenario nel centrodestra, che si presenta "spacchettato" su almeno tre candidati. Guerra fratricida nel Pd tra Renzi e tutta la minoranza dem. E i Cinque stelle non puntano su un candidato forte come Di Battista ma sono alle prese con le "comunarie" on line

A qualcuno potrebbe venire il dubbio che sia una partita «a perdere». Una strana corsa in cui nessuno dei concorrenti vuole davvero schierare un cavallo di razza in grado di arrivare al traguardo a testa alta e, soprattutto, senza incidenti di percorso. Questa, almeno a oggi, è l'impietosa fotografia della sfida per il Campidoglio, un appuntamento che potrebbe diventare determinante per fare il bilancio complessivo della tornata amministrativa di giugno ma che pare essere giocato al ribasso.

Certamente dal Pd, alle prese con una guerra fratricida tra Matteo Renzi e tutta la fronda dem che, grazie alla sua forza nella Capitale, spera di far diventare le primarie il momento in cui regolare i conti in sospeso con il premier. Al punto che il renziano Roberto Giachetti rischia seriamente di pagare dazio al suo competitor Roberto Morassut, sostenuto dai grandi portatori di voto capitolini (Goffredo Bettini, Massimo D'Alema, Walter Veltroni). E se davvero Giachetti dovesse soccombere, a quel punto le possibilità del Pd di arrivare al Campidoglio sarebbero di molto ridotte.

Ancora più complicato lo scenario nel centrodestra che, incredibilmente, si presenta «spacchettato» su almeno tre candidati, l'uno contro l'altro armati. C'è Guido Bertolaso, il nome su cui con fatica si sono trovati Forza Italia, Fratelli d'Italia e la Lega. Ma contro di lui si muove un Francesco Storace agguerritissimo. E Storace non ha solo un buon rapporto con i media, ma pure una ampio bacino elettorale da cui pescare. Insomma, è uno che di voti ne toglie. E infatti già ieri 21 dirigenti di Fratelli d'Italia si sono schierati con l'ex governatore del Lazio. I vertici del partito di Giorgia Meloni li ha bollati come «sedicenti dirigenti», ma è chiaro che nella destra romana è in corso una lotta fratricida. Il terzo incomodo, invece, si chiama Alfio Marchini, su cui avrebbe volentieri puntato Matteo Salvini. Uno che ha consensi nel centrodestra, tanto che due politici di lungo corso come Antonio Tajani e Maurizio Gasparri lo vedevano di buon grado.

Un caos, dunque. A cui si aggiungono i Cinque Stelle che non puntano su un candidato certamente «vincente» come Alessandro Di Battista ma sono alle prese con le «comunarie» on line. Ragione per cui potrebbe essere rispedita al mittente l'originale teoria del complotto della grillina Paola Taverna, secondo cui «a Roma i partiti vogliono lasciar vincere il M5S per poi fargli fare brutta figura».

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