La strana famiglia dei Royal, divisa nel nome dell'ambiente

La più nota Ségolène è il ministro ecologista francese, ma il fratello Gerard era nell'equipaggio degli agenti segreti che assaltarono una nave di Greenpeace

La famiglia è Royal, ma solo di cognome, perché gli atteggiamenti non si possono considerare proprio così regali, tra gossip, scandali, punizioni corporali e coinvolgimenti in truffe e persino omicidi. La dichiarata guerra alla Nutella, «bisogna smettere di mangiarla perché contiene olio di palma», è l'aspetto forse meno drammatico tra le vicissitudini che stanno segnando da anni la parabola, sempre più discendente, della famiglia di Ségolène Royal, la prima candidata donna all'Eliseo, poi sconfitta (era il 2007) da Sarkozy.

In questi giorni i Royal sono balzati agli onori delle cronache per via di Gerard, fratello maggiore di Ségolène, tirato in ballo dall'agente dei servizi segreti Jean Luc Kister che il 10 luglio del 1985, assieme al sommozzatore Jean Camas, si trovava a bordo di un gommone carico di mine che sarebbero servite ad affondare la nave di Greenpeace «Rainbow Warrior». L'imbarcazione era ancorata nel porto neozelandese di Auckland e destinata a compiere azioni di disturbo contro i test atomici francesi a Mururoa. A guidare il gommone, che riuscì nel delittuoso intento, provocando la morte del fotografo portoghese Fernando Pereira, c'era proprio l'intraprendente Gerard, anche lui uomo della «Direction générale de la sécurité». L'episodio provocò una crisi diplomatica tra Francia e Nuova Zelanda e le dimissioni del ministro della Difesa Charles Hernu. Gerard invece ottenne un salvacondotto sotto forma di promozione a dirigente di operazioni top secret in Mali e nel Niger.

Sulla questione Nutella Ségolène, oggi numero tre del governo Valls, se l'è cavata con un dietrofront strategico davanti alle telecamere di Canal Plus, con tanto di scuse agli italiani e alla nostrana eccellenza al gusto di nocciola. Le andò peggio nel 1999, quando venne condannata dal tribunale di Niort a risarcire dodici collaboratrici della sua segreteria che non erano state remunerate durante i lavori per la campagna elettorale cantonale dell'anno precedente. Le Figaro l'aveva ribattezzata Crimilde, come la matrigna di Biancaneve, nella primavera del 1992. Forse perché, fresca di nomina a ministro dell'Ambiente (governo-lampo Bérégovoy), non riuscì a trovare un solo candidato disposto ad assumere il ruolo di sottosegretario. Tutti volevano evitare, quasi si trattasse della peste, Ségolène e il suo proverbiale caratterino. Qualcosa forse deriva dal patrimonio genetico ereditato da papà Jacques Royal, colonnello d'artiglieria di stanza a Dakar, quando il Senegal apparteneva alla Francia coloniale. Il signor Jacques, come raccontato da Paris Match , non esitava a punire le intemperanze fanciullesche dei figli a colpi di frusta. Nerbate, ma solo simboliche, che la mancata inquilina dell'Eliseo ha riservato all'ex compagno François Hollande (da cui ha avuto quattro figli) e alle chiacchierate compagne e amanti del presidente Valérie Trierweiler e Julie Gayet.

Ségolène è la quarta di otto fratelli, tra loro c'era anche Antoine, scomparso per un male incurabile l'11 giugno dello scorso anno. Anche lui purtroppo non dispensato da fatti di cronaca. Nel 2007 venne condannato per truffa e sottrazione di fondi assicurativi. Ségolène ha pianto in modo composto nel giorno del suo funerale, ma senza Gerard, che pur di non incontrare l'ingombrante sorella ha scelto di piangere la dipartita di Antoine in separata sede. Era presente invece Sigisbert Royal, famoso per essere riuscito a «scroccare» nel 2013 un mese di vacanza al premier delle Mauritius Navin Ramgoolam con la promessa di un incontro, mai avvenuto, con l'ex cognato Hollande.