Stranieri nell'esercito: la svolta della Germania alla ricerca di reclute

Dopo la manodopera, le forze armate: aperte le candidature ai cittadini Ue residenti nel Paese

Berlino - La Germania continua a guardare oltreconfine per cercare una soluzione ai suoi problemi. Giorni fa il governo di grande coalizione ha licenziato un disegno di legge per facilitare l'arrivo di manodopera qualificata, dall'Ue come da Paesi terzi. Oggi è il turno della Bundeswehr: le forze armate della Repubblica federale stanno valutando la possibilità di reclutare personale in altri Paesi, anche se limitatamente a quelli dell'Unione europea. Lo scorso agosto la notizia era già circolata nel mondo della politica. Questa volta però la fonte è un graduato: il generale Eberhard Zorn ne ha parlato in un'intervista ai quotidiani del gruppo Funke.

«Dobbiamo considerare tutte le possibilità», ha detto l'ufficiale già alla guida della direzione personale del ministero della Difesa. Zorn ha riconosciuto come sia «necessario fare attenzione che i nostri partner europei non ci vedano come concorrenti». La coscrizione degli stranieri non è un ghiribizzo della grande coalizione: la Bundeswehr naviga in cattive acque a causa di una dotazione vecchia e male in arnese. Fino al 2011 la Germania ha fatto affidamento sulla leva obbligatoria ma gli effettivi oggi scarseggiano. Berlino ha invece piani ambiziosi per le proprie forze armate: non si tratta solo di garantire il ricambio dei militari alle soglie della pensione: da un lato Donald Trump ha chiesto a tutti gli alleati Nato di investire di più nella difesa smettendola di affidarsi solo al generoso «uncle Sam» statunitense; dall'altro la Germania continua a chiedere alle Nazioni Unite di riformare il Consiglio di Sicurezza (CdS). Ancora ieri il ministro tedesco degli Esteri, Heiko Maas, ha detto che la composizione del CdS «è superata» e che alla Germania dovrebbe essere concesso un seggio permanente. Tale candidatura alla quale per inciso l'Italia si oppone con tutta la sua forza diplomatica richiede che la Repubblica federale si doti di migliaia di effettivi pronti a partecipare alle missioni internazionali promosse dall'Onu.

Come fare dunque per rendere la Bundeswehr più «sexy»? La ministra della Difesa, Ursula von der Leyen, ci ha già provato nel 2014, inaugurando un asilo nido all'interno dell'Accademia militare di Neubiberg promettendo più posti di lavoro part-time per i militari. Nel 2016, poi, le forze armate hanno inviato un milione di lettere ad altrettanti minorenni tedeschi di entrambi i sessi ai quali venivano illustrate le glorie della carriera militare. In un Paese permeato dal pacifismo postbellico di matrice sia cristiana sia socialista, l'iniziativa sollevò un polverone e venne abbandonata. Valutata e di nuovo scartata l'ipotesi di tornare alla leva obbligatoria, ai tedeschi non resta che rivolgersi all'estero. Anche questa ipotesi non è di facile realizzazione: l'idea che stranieri servano nella Bundeswher fa parlare ad alcuni di «un esercito di mercenari», tanto più che le forze armate tedesche rispondono direttamente al Parlamento prima ancora che al ministero della Difesa. Il progetto poi si presta alle critiche della destra populista dell'AfD, che ancora lo scorso agosto l'aveva cassato definendolo «scandaloso». Anche in casa Cdu, però, qualcuno aggrotta le sopracciglia. Per la Spd, Hans-Peter Bartels ha invece ricordato che c'è poco da scandalizzarsi visto che fra i 185mila effettivi tedeschi circa il 13% ha comunque origine straniera. Da cui il compromesso elaborato dal governo: anche per evitare che la Germania sia travolta da un fiume di candidature in arrivo dai Paesi orientali dove i militari sono pagati meno di quelli tedeschi la Bundeswehr aprirà al massimo a 3mila stranieri, scelti fra i 500mila cittadini Ue già residenti stabili in Germania.