Lo struggimento della Duse per il Vate che la tradisce

La passione della diva per D'Annunzio: «L'incertezza è come una morte parziale»

Eleonora Duse (1858-1924) era già una diva quando conobbe Gabriele D'Annunzio (1863-1938). Il vate si ispirò proprio a lei per il suo romanzo Il fuoco che, nel 1900, rese di pubblico dominio la loro relazione, suscitando scandalo. Ma i due artisti si frequentavano già da anni. Nel 1894 l'attrice e il poeta (più giovane di 5 anni) strinsero anche un «patto» professionale: lui avrebbe scritto i testi che lei si sarebbe impegnata a portare in scena. E ci riuscì. Il loro fu un legame passionale e tormentato, come testimoniato da questa lettera del giugno 1903 dell'attrice al poeta, tratta dal volume Come il mare io ti parlo. Lettere 1894-1923 (Bompiani). Il rapporto d'amore, sempre tumultuoso, finì intorno al 1904. La rottura, ormai irreparabile, come spiega questa lettera - scritta nel tipico stile sincopato e criptico dell'attrice - trova ragione, per la Duse, non tanto nell'infedeltà dell'amante, quanto piuttosto nel fatto di non sentirsi ormai necessaria all'opera dell'«alleato», che le sfugge di mano. I banali preparativi per le vacanze, nell'incertezza della presenza di Gabriele, diventano occasione per un amaro sfogo. Arduo stabilire l'identità della rivale della Duse: un'artista dello spettacolo che d'Annunzio farà «uscire di scorza». Eleonora qui riconosce indirettamente (ripetendo un verso della Pioggia nel pineto : «par da scorza tu esca») l'affinamento operato su di lei da Gabriele.

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