Quello studio che fa accapponare la pelle: «Nel Napoletano l'incesto è un fatto normale»

Il Garante per l'infanzia: «E ciò che emerge è soltanto la punta dell'iceberg»

Annalisa Chirico

«Abbiamo testimonianze dirette e indirette che ci sono intere zone in quartieri molto critici in cui l'abuso sessuale, l'incesto, è elevato a normalità», con queste parole Cesare Romano, Garante dell'infanzia e dell'adolescenza della regione Campania, scoperchia il vaso di Pandora. Basta omertà, il tempo del silenzio è esaurito. Secondo la ricerca presentata ieri a Napoli, si stimano oltre duecento casi di maltrattamenti e violenze domestiche. Una cifra da rivedere al rialzo dal momento che gli abusi di questo tipo raramente fuoriescono dal perimetro familiare. C'è il senso di vergogna, la paura di contraccolpi giudiziari per «il maschio di casa», la difficoltà delle giovani vittime nel riconoscere il familiare come responsabile di un sopruso e nel denunciarlo. «Abbiamo fatto questa ricerca proprio per evidenziare che il fenomeno è abbastanza consistente, è trasversale ed è molto sommerso», ha affermato il Garante Romano. È come se un pezzo di realtà già noto ma finora celato sotto la coltre spessa dell'ipocrisia venga di colpo sbattuto in faccia alla collettività intera. Non c'è solo il caso Fortuna, la bambina del Parco verde di Caivano, sei anni, abusata e «caduta» giù dall'ottavo piano nel 2014. Le bambine che come Fortuna patiscono angherie dentro le mura domestiche e non sanno a chi chiedere aiuto o, peggio ancora, vengono silenziate da mamme complici, sono assai più numerose. Secondo i dati del Garante, l'80% dei minori vittime di abusi è in età preadolescenziale, e nell'87 percento dei casi di tratta di bambine tra i 6 e i 10 anni. I «quartieri molto critici» citati dal Garante includono Salicelle ad Afragola, Madonnelle ad Acerra, diverse zone di Napoli, inclusa Caivano. All'indomani della tragedia del Parco Verde, il prete Maurizio Patriciello, forse l'unica istituzione che presidia il luogo dove Fortuna e almeno un altro bambino sono morti in circostanze sospette, ebbe a commentare: «Guai a noi se dovesse passare l'idea che in un quartiere degradato ci siano più pedofili di quanto accade in un quartiere della Roma o della Milano bene. Questo vorrebbe dire fare un danno immenso ai nostri bambini. La pedofilia è un dramma trasversale alla società: la troviamo tra i ricchi e i poveri, tra i colti e gli ignoranti, tra gli anziani e i giovani». Un fatto drammaticamente vero, la pedofilia è «trasversale», tuttavia non si può negare una correlazione tra il degrado sociale e la violenza sessuale verso bambini costretti a crescere troppo in fretta, abbandonati a se stessi in famiglie dove almeno una persona è stata in galera, obbligati a tollerare situazioni di promiscuità e abuso come se fossero la normalità. E adesso cosa succede? Non sarà una ricerca a dare conforto alle vittime né a stanare i colpevoli. «Vogliamo accendere i riflettori su questo fenomeno ha concluso il Garante per fare qualcosa che sia non solo un approfondimento ma soprattutto prevenzione e contrasto a un fenomeno che va sicuramente combattuto». Se la famiglia è l'inferno, non resta che la scuola come osservatorio privilegiato non solo per il monitoraggio del benessere dei bambini ma anche per la rilevazione di eventuali situazioni problematiche. Non può succedere che una bambina subisca violenze reiterate per anni senza che nessuno, né un familiare né un insegnante, colga almeno un indizio del disagio profondo che la sconquassa dentro. Bisognerebbe partire da lì, senza attendere il corpicino morto del prossimo bambino colpevole soltanto di essere nato nella famiglia sbagliata.