Stuprata e uccisa dall'amico romeno

Maria, 9 anni, gettata viva in piscina e poi annegata. L'indagato nega: «Era come una sorella»

Nino Materi

Il padre di Maria il terribile sospetto l'ha avuto fin dall'inizio: «L'hanno violentata e poi gettata in piscina». Ora pare ne siano convinti anche gli inquirenti che ieri hanno iscritto nel registro degli indagati il nominativo del ragazzo con cui la bimba trovata morta lunedì notte era stata vista poco prima che della piccola si perdessero le tracce. Ora quel giovane, 20 anni, rumeno, stessa nazionalità della vittima, risulta indagato per omicidio e violenza sessuale. Si tratta dello stesso 20enne più volte interrogato dai carabinieri che indagano sul giallo della morte della bambina di 9 anni trovata senza vita nella piscina di un agriturismo a San Salvatore Telesino, 4 mila abitanti in provincia di Benevento. Dall'autopsia la terribile verità: «La bimba è stata stuprata e gettata viva in acqua, il decesso è sopraggiunto per asfissia da annegamento».

Il mistero della fine di Maria è tutto concentrato nelle ore serali di domenica scorsa: lei esce di casa dicendo ai genitori (operaio lui, badante lei, entrambi rumeni, ben integrati in paese): «Vado in chiesa per la processione, farò la chierichetta». Ad attenderla c'è il parroco. Ma la cerimonia religiosa salta a causa del maltempo. L'orologio della piazza batte le 19,30. A quell'ora la bambina è ancora viva. Numerosi testimoni la vedono uscire dalla chiesa e allontanarsi verso le giostre arrivate per festa di Sant'Anselmo. È forse lì che Maria incontra il suo «amico» che ha più del doppio dei suoi anni. È questa la fase decisiva attorno cui ruota il fulcro delle indagini. Cosa accade nei minuti successivi? Maria non torna a casa, i genitori si preoccupano (ma perché dei bravi genitori lasciano che una bimba di 9 anni vada in giro da sola per il paese? ndr) e avvertono i carabinieri. Scattano le ricerche. Nella notte arriva la segnalazione giusta da parte di una donna: «C'è qualcosa di strano che galleggia in piscina». Purtroppo quel «qualcosa» è il cadavere di Maria.

«L'iscrizione nel registro degli indagati - precisa la Procura di Benevento - è un atto dovuto per permettere la nomina di un perito di fiducia per l'autopsia sul corpo della bimba». Intanto i militari del Racis di Roma stanno compiendo altri rilievi nell'agriturismo di San Salvatore Telesino dove nella notte tra domenica e lunedì scorso è stato trovato il cadavere nudo di Maria che galleggiava in piscina con la testa all'ingiù. Su una panchina, a bordo piscina, gli abiti della vittima piegati con cura e dei bicchieri di plastica con i resti di una bibita. L'agriturismo domenica era chiuso, il tempo era brutto, faceva freddo. Impossibile che Maria potesse essere arrivata lì da sola, decidendo di buttarsi in acqua; al contrario qualcuno l'ha trascinata in quel luogo buio e, dopo averla violentata, l'ha spinta, ancora viva, nella vasca; Maria, che non sapeva nuotare, è morta quindi per annegamento con il suo carnefice che forse le teneva la testa sott'acqua. Una dinamica stabilita, con buoni margini di certezza, dai primi esiti dell'autopsia. Nel frattempo le dichiarazioni del 20enne in stato di fermo hanno permesso di stabilire alcuni punti fermi sulle ultime ore di vita della bambina. Maria ha incontrato il giovane appena uscita dalla chiesta dell'Assunta, che si trova a poca distanza dall'abitazione dell'operaio romeno; i due si conoscevano bene, lui è un amico di famiglia. L'operaio si è difeso così: «Sono innocente, non avrei mai potuto farle del male, per me era come una sorella». A suo dire aveva in mente di raggiungere un'amica a Telese Terme in compagnia di Maria. I due non avrebbero però raggiunto la cittadina termale, perché il tragitto era impegnato per una gara podistica. Insieme sarebbero quindi rientrati a San Salvatore Telesino, dove il giovane giura di aver lasciato la bimba davanti alla chiesa. Poi il romeno dice di aver trascorso il resto della serata a Castelvenere con il fratello. Una ricostruzione che presenta una serie di falle sia di ordine logico sia di carattere tecnico; non a caso i primi riscontri dei carabinieri smentiscono, in parte o in toto, la «verità» del rumeno.

Nel giorno della tragedia l'agriturismo che ha fatto da teatro alla morte di Maria era chiuso per riposo settimanale, ma nella recinzione è stato trovato un varco dal quale era possibile accedere alla zona piscina. Intanto in paese il fermo del rumeno - immancabilmente descritto da tutti come «un bravo ragazzo» - la gente è sconvolta: «Qui non è mai accaduto niente di grave, siamo un paese di persone perbene. Non infangate il buon nome di San Salvatore Telesino». Come se il problema fosse quello di salvaguardare il «buon nome» del paese, e non, piuttosto, quello di dare un nome all'assassino di Maria.