Su Marino incombe il rimpasto pilotato

RomaLa «questione romana» è oggi ben diversa da quella risorgimentale, ma c'è sempre un papa da togliere di mezzo. Quello attuale si chiama Ignazio Marino, sindaco Pd inviso al Pd quanto ai cittadini della Capitale.

Se pare difficile il commissariamento del Campidoglio per mafia, malgrado il «Mondo di mezzo» emerso dalle ultime scandalose inchieste, appare assodato che il partito di Matteo Renzi pretenda un segnale di cambiamento della giunta, un rimpasto per la cosiddetta «fase due». La «questione romana» diventa questione nazionale e il premier sa di giocarsi la faccia.

Per Marino è giorno di lutto e non solo per i funerali del piccolo Marco, morto per un incredibile incidente nella metro. Prima di dedicarsi all'«operazione sfalcio dell'erba» del piano antincendi, il sindaco fa sapere di non voler mollare malgrado siano in tanti a remargli contro. In una lettera al Corriere della Sera risponde a Ernesto Galli della Loggia, che lo ha definito «intimamente estraneo alla città» e ha indicato nella «burocrazia malata» l'ostacolo per la rinascita della Capitale. Rivendica la sua «romanità», vanta le riforme fatte e la rottura di «vecchie incrostazioni di favoritismo e familismo» in nome del merito. Conclude: «Arrendersi è una scelta che non farò mai». Galli della Loggia replica semplicemente: come si spiega allora la sua «scarsa popolarità» presso i romani e «il disamore del suo stesso partito»?

Intanto piovono smentite dai parlamentari dem che per le indiscrezioni sarebbero pronti ad entrare in giunta. Dal deputato e segretario del Pd romano Fabio Melilli, che Renzi vorrebbe al posto del vicesindaco vendoliano Luigi Nieri a Michele Meta indicato per sostituire il dimissionario assessore ai Trasporti Guido Improta, a Maurizio Pucci assessore ai Lavori Pubblici che si dà in uscita dall'esecutivo.

Il commissario Pd Matteo Orfini parla di «giornalismo creativo» e il capogruppo di Sel in Campidoglio Gianluca Peciola avverte: «Il tema non è il rimpasto e ci rifiutiamo di stare al conteggio delle poltrone». Ma per il vicecapogruppo Fi Dario Rossini si prepara una «supergiunta» fatta di «parlamentari o riciclati» indicati dal Pd. Le resistenze, si sa, sono forti ma Marino è costretto ormai a cambiare qualcosa per rimanere in sella. Dalla sua pesa il fatto che le elezioni non le vuole nessuno, perché i sondaggi danno un Pd in calo rispetto al M5S e una Lega in ascesa.