Suicida dopo l'arresto del figlio «Colpa di questa magistratura»

Salvata in extremis la moglie. Il loro primogenito, farmacista, è coinvolto in un'inchiesta su un traffico illegale di medicine

Arrestato perché indagato in una maxi inchiesta su un presunto traffico internazionale di farmaci, Marco Menetto è stato scarcerato ieri pomeriggio, dopo il suicidio di suo padre che, prima di lanciarsi da un ponte a Genova, ha lasciato scritto «la magistratura miope, a volte uccide».

Triste e intricata la vicenda che ha visto in poco meno di un mese una famiglia intera sfasciarsi sotto il peso dell'arresto di un farmacista genovese, accusato insieme alla moglie di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata a vari reati, tra cui il traffico internazionale di farmaci salvavita destinati ad un mercato parallelo verso Germania, Olanda, Polonia, Bulgaria e Montenegro. Francesco Menetto, 65enne stimato pediatra del capoluogo ligure, non ha retto alla notizia dell'arresto del figlio e domenica notte ha deciso di togliersi la vita. Salvata in extremis, dalla polizia, sua moglie che è poi stata ricoverata in ospedale in stato di choc.

L'inchiesta in cui è rimasto coinvolto l'unico figlio rimasto alla coppia (sua sorella si era tolta la vita qualche anno fa), verte sulle responsabilità di oltre venti professionisti che, secondo gli inquirenti, commettevano furti di medicinali, li ricettavano e riciclavano denaro all'interno di un traffico internazionale di farmaci, attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti in Italia e all'estero. Tra i convolti, appunto, anche Marco Menetto, indagato per la sua attività di farmacista-grossista. A precisarlo sono fonti investigative, secondo le quali le indagini della Procura di Monza e dei carabinieri del Nas di Milano avrebbero fatto emergere che Menetto fosse responsabile della presunta vendita di medicinali di provenienza illecita e della presunta fornitura ad altri grossisti di documentazioni per operazioni inesistenti. Per lui e per sua moglie Valentina Drago, il due aprile scorso erano scattati gli arresti domiciliari, poi revocati alla Drago e adesso anche al farmacista. Per il suo legale, Umberto Pruzzo, le accuse sono, però, deboli: «Le imputazioni derivano dalle conversazioni telefoniche tra Menetto e Rigone – spiega l'avvocato -, un grosso rappresentante di azienda che vende in tutto il nord e il centro Italia. Nelle conversazioni si parla di medicinali che arrivavano dalla Plasmerc srl, società che però non esiste. Menetto non ne sapeva nulla. A riprova di ciò ha pagato le forniture di farmaci con un bonifico, assolutamente tracciabile e messo in contabilità, non sapendo che quei soldi finivano direttamente a Rigone. Il mio assistito credeva forse ci potessero essere degli illeciti fiscali, ma assolutamente nulla riferibile ai farmaci anche perché parliamo di medicinali non ospedalieri, di cui infatti Menetto non aveva licenza di vendita».

Appresa la notizia del suicidio del padre del suo assistito, l'avvocato Pruzzo ha richiesto ed ottenuto la scarcerazione del farmacista: «È stato rilasciato a seguito dei gravi fatti di ieri (domenica,ndr). Per sua moglie poi, anche lei indagata per due telefonate, il tribunale del Riesame di Milano aveva già deciso che non sussistessero i gravi indizi di colpevolezza tali sorreggere la misura cautelare, per cui ha ordinato l'annullamento dell'arresto». Questa famiglia a Genova è stimata e conosciuta da tutti, parliamo di grandi professionisti senza alcun problema economico e incensurati». E dalla Procura di Monza, oltre al rammarico espresso capo dei pm Corrado Carnevali, nessun commento.