Il suicidio delle forze di sicurezza Nemmeno un'ambulanza per i feriti

Le leggerezze che evitano l'arresto del terrorista, la confusione che lo fa fuggire dopo la strage. E l'improvvisazione dei soccorsi

Non è stato un attentato pianificato da un classico «lupo solitario» votato al martirio. E tantomeno l'azione d'una cellula armata coordinata dall'estero sotto la direzione dei vertici dell'Isis o di Al Qaida. É stato piuttosto l'ennesimo flop delle forze di sicurezza francesi. Un flop che ha innescato la metamorfosi di Cheriff Chekat trasformandolo da incallito criminale in spietato terrorista pronto a vendicare con una strage il tentativo di catturarlo e incriminarlo per omicidio. Per capire gli errori commessi a Strasburgo bisogna andare al mattino precedente il massacro quando la polizia si presenta al domicilio di Chekat con un mandato d'arresto per rapina e tentato omicidio. La leggerezza con cui viene attuato il provvedimento è sconcertante. Anche perché Chekat non è uno stinco di santo, ma un avanzo di galera violento e brutale che in dieci anni di carriera ha collezionato 27 condanne per reati comuni tra Francia, Svizzera e Germania. Come se non bastasse è reduce da lunghe detenzioni nelle prigioni tedesche e nelle patrie galere, dove ha abbracciato il radicalismo islamista. E infatti è stato iscritto nella lista dei circa ventimila sorvegliati speciali francesi designati con la cosiddetta «Fiche S». Di fronte ad un soggetto del genere anche l'ultimo maresciallo dei carabinieri mandato ad arrestarlo si premurerebbe di accertarne la presenza evitando così di trasformare l'operazione in un invito alla latitanza.

La basilare procedura viene invece trascurata e gli agenti francesi si ritrovano in un'abitazione vuota dove sono state abbandonate una bomba a mano, una pistola e un'abbondante scorta di proiettili. Un armamentario che un aspirante lupo solitario in procinto di compiere un attentato di certo non lascerebbe incustodito. Probabilmente è proprio la notizia dell'irruzione della polizia, del ritrovamento delle armi e dell'incriminazione per omicidio a spingere Chekat a trasformarsi in terrorista. Anche in questo suo agire spicca però un'anomalia. Un classico lupo solitario punta ad ammazzare il maggior numero possibile d'infedeli per poi cercare la morte e guadagnarsi il paradiso con le 72 vergini e i fiumi di latte e miele riservato ai «martiri» del jihad. Chekat, invece, non punta ad immolarsi per la causa. Dopo aver sparato sulla folla ingaggia un furioso scontro a fuoco con militari e poliziotti in cui cerca non la morte, ma la salvezza e la fuga. E infatti prende in ostaggio un tassista che alla fine del percorso non trasforma, come farebbe un terrorista, in ennesima vittima, ma in suo confidente rivelandogli di aver fatto fuori «almeno dieci persone».

L'aspetto più incredibile è però come il terrorista riesca a far perdere le sue tracce nell'ambito di un'emergenza terrorismo concentrata in una cornice urbana relativamente piccola come quella di Strasburgo e sicuramente sperimentata più volte in addestramento dalle forze di sicurezza. L'aspetto più agghiacciante di tanta improvvisazione è l'incapacità di far arrivare ambulanze e sanitari sul luogo del conflitto a fuoco condannando a morte certa almeno una persona. Come ha raccontato l'euro deputato siciliano Giovanni La Via, testimone diretto dell'episodio, una delle vittime della sparatoria è stata portata ancora viva all'interno di un ristorante dove è spirata dopo aver atteso invano i soccorsi richiesti telefonicamente dai presenti. Insomma nel mezzo di un emergenza terrorismo sicuramente non nuova i francesi non riescono neppure a garantire un ambulanza.