Sul banco degli imputati i troppi allarmi ignorati

Si indaga su allerta valanghe inascoltato e mancata evacuazione dell'hotel. Salgono a 17 i corpi recuperati

Stefano Zurlo

Il prima e il dopo. La mancata evacuazione del Rigopiano e il mancato allarme. Più la prima che il secondo. L'inchiesta della procura di Pescara muove i primi passi e scoperchia il solito pentolone all'italiana. Un miscuglio di voci, rivelazioni, elementi concreti, supposizioni e suggestioni che al momento è difficile separare. L'indagine, per disastro e omicidio colposo plurimo, rischia di prendere troppe strade e di finire dentro un labirinto fatto di rimpalli, situazioni nebulose, competenze frammentate. Il procuratore aggiunto Cristina Tedeschini indica dunque una direzione: «I ritardi non sono rilevanti». Più grave, almeno in questa prima fase, l'aver ignorato l'allerta valanghe: già il 14 gennaio il servizio Meteomont aveva innalzato il rischio sulla Majella fino al livello 4. Eppure si decise di non chiudere il Rigopiano; anzi martedì, il giorno prima della strage, erano arrivati nuovi ospiti e il personale, secondo alcune testimonianze, proponeva pacchetti superscontati last minute nel tentativo di catturare i clienti pronti ad andarsene.

Ormai, a quasi una settimana dalla strage, il Rigopiano diventa uno specchio perfetto dell'Italia che non funziona. Fra disservizi. Ritardi. Equivoci. Dentro, naturalmente gli scavi vanno avanti ma si assiste solo al recupero pietoso dei corpi. Diciassette i morti accertati, dodici i dispersi. I tecnici si ostinano a ripetere che una chance là sotto c'è ancora. Ma siamo lontani dalle emozioni e dai miracoli di venerdì, siamo piuttosto nel campo dell'accademia.

Certo, si tenta di sbriciolare un muro per esplorare al meglio l'area fra il bar e la cucina dove potrebbe essersi concentrata parte dei clienti. E dove in linea teorica potrebbero esserci maggiori probabilità di sopravvivenza. Ma è chiaro che dopo giorni e giorni di ispezioni sempre più angosciose si va avanti più per senso del dovere.

Fuori, intanto il lavoro della procura si allarga a ventaglio. Si studia la storia dell'albergo, si rievocano antiche frane, si compulsano carte e numeri. I carabinieri ascoltano Giorgia Galassi e il fidanzato Vincenzo Forti, due degli undici sopravvissuti. «I ragazzi stanno rispondendo a tutte le domande - spiega il papà di lei, Sebastiano Galassi - sono provati, non stanno tanto bene, ma stanno ricostruendo tutte le fasi di quel che è accaduto».

Non c'è fretta e sono moltissime le questioni da verificare. Fra gli spunti l'incredibile telefonata fra Quintino Martella e un'alta funzionaria della prefettura di Pescara. Lui, il ristoratore di Silvi ha appena ricevuto via Whatsapp la terribile notizia che l'albergo è crollato e prova a sollecitare gli aiuti chiesti con la forza della disperazione dall'amico Giampiero Parete che poi si salverà insieme a tutta la famiglia. Lei è irremovibile: «É da stamattina - si legge nella trascrizione del colloquio pubblicata da Repubblica - che gira 'sta cosa... La mamma dell'imbecille è sempre incinta». L'uomo insiste, aggiunge che Parete è persona seria e non si presterebbe a uno scherzo, ma lei non si scompone: «É crollata la stalla di Martinelli, quello delle pecore». E offre allo sbalordito interlocutore una possibile soluzione del caso: qualcuno ha sfilato il telefonino al cuoco e con quello ha lanciato un allarme fasullo. Poi si congeda senza troppi giri di parole: «Non so se si rende conto della situazione. Abbiamo gente in strada, gente con la dialisi, anziani... Non è scortesia. Arrivederci».

Il procuratore aggiunto Cristina Tedeschini non sembra però attribuire particolare importanza a quella conversazione. Il problema è riuscire a dimostrare, rispetto ai reati ipotizzati, un nesso diretto. Più importante è il capitolo relativo all'allerta valanghe: il rischio era stato certificato da giorni, nessuno si è mosso, gli ospiti erano prigionieri della struttura assediata da neve e ghiaccio. E sono finiti in trappola.

Ad alleggerire una giornata davvero cupa c'è solo la videotelefonata fra Samuel e Edoardo, due dei bambini scampati al disastro, e l'attaccante argentino della Juventus Paulo Bruno Exequiel Dybala. Il calciatore li invita a Torino. Edoardo e Samuel sorridono entusiasti, presto trasformeranno il loro sogno in realtà.