Sul Bosforo torna l'incubo del Bataclan

Manila Alfano

A Istanbul come a Parigi, al Reina come al Bataclan. È il copione del terrore che si ripete, come una maledizione, uguale a se stessa. Il terrore che si insinua lì dove siamo più deboli, più disarmati, più indifesi; gli assassini a gridare Allah Akbar, all'inizio quasi non si sente, la musica è ancora alta, e quasi sembra impossibile; in fondo è così bello qui e ora un attimo prima. La grande folla non si accorge ancora di nulla, le luci a nascondere l'orrore, ma è solo l'ultimo istante di normalità. Poi gli spari. Il terrore si espande, e vince su tutto. È venerdì sera, il 13 novembre, al Bataclan di Parigi è tutto esaurito, millecinquecento persone per il concerto degli Eagles of Death Metal, una band californiana che non suona musica metal bensì una specie di blues rock ispirato agli anni Settanta. Poi la band che si stoppa, che smette di suonare, i fan che smettono di saltare. La leggerezza che diventa di ghiaccio. 93 morti. È orrendo, un salto nell'incubo. Nessuno vuole credere che lì e ora sia arrivato il terrore, che sia entrato strisciando bastardo fin dentro al club. È un attimo che dura per sempre. Al Bataclan come al Reina. Simboli di un divertimento occidentale, moderno, giovane e laico. Un concerto, una discoteca come il Reina nel cuore della zona più occidentale della città di Istanbul, il locale raccomandato dalle guide che comprano gli europei, gli americani. Un posto da vedere, almeno una volta, le sue piste da ballo all'aperto, i bar e le terrazze dei ristoranti che si affacciano sul Bosforo, i giovani e l'elite laica della Turchia sono di casa. Con il passare degli anni diventa il luogo di attrazione anche per i calciatori turchi e le star delle soap opera popolari trasmesse nel paese, così come per turisti e uomini d'affari provenienti da tutto il mondo. Il Reina diventa così il posto simbolo da sacrificare, il target da colpire. La discoteca diventata negli anni il link che unisce l'est con l'ovest, il nightclub inserito nelle guide da viaggio come «uno dei luoghi migliori della città», dove spuntano Kylie Minogue e Danel Craig, l'attrice Naomi Watts, Jon Bon Jovi.

Ora c'è chi dice che la strage di capodanno non è stata del tutto inaspettata. C'era paura, tanto che il proprietario aveva fatto rafforzare la sicurezza attorno al locale. Ma non è bastato, le difese restano deboli. I night club o i locali pubblici sono uno dei bersagli delle formazioni islamiste. Punti di ritrovo, luoghi di divertimento che la propaganda Isis ha più volte esortato a trasformare in target. Anche perché hanno spiegato sono facili da attaccare. La strage è compiuta.