Sul rating l'aiutino S&P (a orologeria)

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha contenuto il proprio entusiasmo dopo la promozione dell'Italia da «BBB-» a «BBB» effettuata venerdì sera dall'agenzia di valutazione statunitense

«Non si mangia con il rating di Standard & Poor's, anche se l'immagine e le dinamiche del nostro Paese ne sono influenzate». Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha contenuto il proprio entusiasmo dopo la promozione dell'Italia da «BBB-» a «BBB» effettuata venerdì sera dall'agenzia di valutazione statunitense. È altrettanto pacifico che proprio il premier, assieme al ministro dell'Economia Padoan, sia il principale beneficiario dell'upgrade in un momento in cui forze centripete (vedi l'attacco di Renzi a Bankitalia) minano la stabilità dell'esecutivo.

E allora è ai fatti che bisogna guardare. S&P ha rialzato le stime sul Pil 2017 da +0,9% annuo a +1,4% (al di sotto dell'1,5% previsto dalla Nota di aggiornamento del Def), è fiduciosa sul raggiungimento del target deficit/Pil al 2,1% quest'anno e ha valutato positivamente la risoluzione delle crisi delle banche venete e di Mps con conseguente riduzione dei crediti deteriorati. Niente di nuovo sotto il sole, dunque, anche se si tratta di dati incontrovertibili. Ma c'è un elemento particolarmente suggestivo. Sul rating potrebbero incidere negativamente «l'incertezza politica legata all'esito delle prossime elezioni e quella legata alle condizioni del settore finanziario». Al contrario, il giudizio potrebbe essere rivisto al rialzo «se il governo continuasse ad attuare le riforme strutturali».

Insomma, non c'è molto da interpretare: Standard & Poor's fa il tifo per una prosecuzione dello status quo, quasi per un Gentiloni-bis si potrebbe dire. Una controprova? Anche se i rating sono sottoposti a revisione periodica non c'era motivo per ritardare l'upgrade. Il miglioramento del quadro macroeconomico era intelligibile già dalla fine dell'anno scorso. Allo stesso modo, le vicissitudini del comparto bancario, per quanto attenuatesi, non sono terminate poiché la Vigilanza della Bce ha proposto linee guida sui crediti in sofferenza molto perniciose per l'Italia. Ultima ma non meno importante, l'analisi della Fondazione David Hume che ha mostrato come le agenzie di rating siano troppo severe rispetto alla realtà del nostro Paese.

Questo è sufficiente per affermare che si sia trattato di un upgrade «a orologeria» per far capire alla politica che i mercati fanno il tifo per Gentiloni e Padoan. D'altronde, l'ultimo rialzo risaliva al 2002 con Silvio Berlusconi all'apice della sua forza politica. Wall Street è sempre dalla parte dei più forti. O presunti tali.

Commenti
Ritratto di rapax

rapax

Dom, 29/10/2017 - 09:05

ancora chi non crede sfacciatamente che non esista una rete mondiale di nazioni schiave che in europa devono stare ai desiderata della ue e della finanza, e di cui il pd i dem americani il progressismo immigrazionista sono il perfidi esecutori?

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Dom, 29/10/2017 - 09:18

Agenzia a dir poco discutibile, ad essere bravi con gli aggettivi.

MOSTARDELLIS

Dom, 29/10/2017 - 09:24

Notoriamente le agenzie di rating sono delinqueniti al soldo degli speculatori.

nerinaneri

Dom, 29/10/2017 - 10:27

...urge una drastica e veloce riduzione di over60...

VittorioMar

Dom, 29/10/2017 - 11:42

..VOI CREDETE ALLE FAVOLE ??..IO NO !..MA GENTILONI,IL GOVERNO E I GIORNALONI ASSERVITI : SI !!

bobots1

Dom, 29/10/2017 - 11:45

Ah, ah ... ora improvvisamente meno disoccupazione, più ottimismo e perfino un piccolissimo migliore rating...che strano: tutto prima delle elezioni! Ormai l'Europa va a destra, che abbiano paura di perdere anche l'Italia?

routier

Dom, 29/10/2017 - 12:07

Dopo gli scandali in cui sono state coinvolte alcune agenzie di Rating c'è ancora chi crede alle loro frottole?