Sulla manovra è strappo finale con i bersaniani

Il provvedimento passa alla Camera, ma Mdp chiede lo stralcio dei voucher al Senato

Roma Manovra approvata alla Camera e pronta nella versione definitiva per il passaggio al Senato, che è il più difficile visto il divorzio ormai ufficializzato tra Pd e Mdp.

Ieri a Montecitorio c'è stato il bis di mercoledì, quando il governo ha incassato la fiducia. Il decreto con la correzione da 3,4 miliardi è passato con 218 voti favorevoli, 127 contrari e cinque astenuti. Non ha provocato problemi il «No» dei deputati Mdp.

Il movimento di Massimo D'Alema e Pierlugi Bersani si prepara a dare un voto contrario o all'astensione anche al Senato, dove il numeri del governo sono risicati. Ieri i deputati Articolo 1 hanno provato a presentare un ordine del giorno nel quale si chiede la soppressione dei nuovi voucher. La nuova versione dei buoni lavoro che prenderà il posto di quelli abrogati dal governo con un decreto per evitare il referendum della Cgil. Proposta bocciata, ma la condizione del movimento nato da una scissione del Pd per il Sì al Senato è che i voucher siano stralciati dalla manovra. Condizione a questo punto irrealizzabile. Alleanza popolare ha votato a favore della manovra. I deputati del movimento guidato da Angelino Alfano hanno deciso di sostenere il governo in questa fase, nonostante lo scontro con il Pd sulla legge elettorale.

Altro tema emerso negli ultimissimi passaggi alla Camera della manovra sui conti 2017, è quello di Flixbus. Nei giorni scorsi passato un emendamento che limita l'attività dell'operatore web di autobus. Mercoledì il segretario Pd Matteo Renzi si era espresso contro la misura e ieri è passato un ordine del giorno presentato dal presidente della Commissione Affari Costituzionali Andrea Mazziotti che in parte corregge il tiro. Il testo impegna il governo «ad adottare ogni utile iniziativa, anche normativa, per regolamentare in modo coerente e non discriminatorio, nell'ottica della promozione della concorrenza, il mercato dei servizi automobilistici di linea interregionale». Il Movimento cinque stelle ha invece lamentato la bocciature di un ordine del giorno che «proponeva un tetto massimo di 240 mila euro annui ai compensi dei commissari Alitalia». Lo stesso decreto approvato dal governo prevede il prestito ponte per la compagnia aerea.

In tempi brevi la manovra dovrà passare a Palazzo Madama per la seconda lettura. In teoria il governo Gentiloni ha i voti per fare passare il decreto, ma con dei margini di rischio notevoli. I senatori di Articolo 1 (Mdp) sono 16. Se i centristi decidessero di astenersi come hanno fatto alla Camera per il voto di fiducia, la loro scelta equivarrebbe a un voto contrario. Al governo servono 161 voti e quelli sicuri sarebbero 156.

Nei giorni scorsi, oltre alle critiche da sinistra ai nuovi voucher firmate da Mdp, c'erano anche quelle di segno opposto di Ap. Ai centristi non piacciono i nuovi buoni lavoro, così come alle associazioni datoriali. L'alibi per non votare la manovra è pronto, sia per i piccoli partiti della sinistra, sia per quelli centristi. Tutto dipende dalla trattativa sulla legge elettorale, non dalla posizione dei partiti sul lavoro.

AnS