«Svolta se vincerà il No: verso un governo eletto»

Il Cavaliere avvisa Renzi e prepara il vertice con gli alleati: tutti impegnati sul referendum

«La riforma riduce gli spazi di democrazia, siamo impegnati per un No convinto al referendum». Silvio Berlusconi al rientro da New York rompe il silenzio e spazza via le voci e i sospetti fatti circolare ad arte dai sostenitori del «Sì» chiarendo di essere fermamente contrario alla riforma costituzionale targata Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Un affondo che fa il paio con il vertice che si terrà a breve con Matteo Salvini e Giorgia Meloni (a Roma mercoledì o giovedì), in cui il centrodestra unito ragionerà sulle iniziative da prendere da qui fino al 4 dicembre.

«Quella del No è una battaglia che ci vede impegnati con convinzione e con determinazione. Nelle prossime settimane in tutt'Italia daremo vita a una serie di manifestazioni per spiegare sempre più a fondo le ragioni del nostro impegno, che è per una riforma vera, profonda, radicale delle nostre istituzioni. Una riforma, quella che abbiamo in mente, molto diversa da quella imposta dal governo al parlamento, che non cambia nulla in termini di efficienza e di risparmi, ma è pericolosa perché riduce gli spazi di democrazia a tutto vantaggio di un solo partito e di una sola persona» sostiene il presidente di Forza Italia in un messaggio alla «Festa Azzurra» di Corato in provincia di Bari.

Berlusconi torna anche sull'iniziale sostegno concesso al ddl Boschi. «Abbiamo tentato di collaborare, ma ci siamo chiamati fuori quando abbiamo capito che non c'era buona fede da parte dei nostri interlocutori, non c'era una vera volontà di cambiamento, ma solo quella di assicurarsi il potere senza il consenso degli italiani». Berlusconi mette nero su bianco la sua idea per una riforma costituzionale che si concentri soprattutto sul rispetto della volontà popolare con «l'elezione diretta del presidente della Repubblica; il dimezzamento e non una semplice riduzione del numero dei parlamentari; il vincolo di mandato, per cui sia vietato agli eletti di cambiare schieramento (chi cambia idea deve dimettersi); poteri più forti al premier, una vera riforma delle regioni nello spirito di un autentico federalismo; un limite in Costituzione alla pressione fiscale in rapporto al Pil. Su questi contenuti, che abbiamo confrontato e condiviso con i nostri alleati, potremo costruire istituzioni più moderne, efficienti e vicine ai cittadini».Il primo passo, però, è vincere il referendum. «Il presidente del Consiglio, per sua stessa ammissione, dovrà trarre le conseguenze del fallimento di un progetto al quale ha legato la sua intera azione politica. Ci sono tutte le condizioni per una svolta istituzionale e politica. Una svolta non verso la confusione e l'ingovernabilità, come dice Renzi, ma al contrario verso governi che siano finalmente espressione vera degli elettori». Nel giorno in cui l'ex premier batte un colpo sul fronte della battaglia referendaria, Stefano Parisi - che ha avuto modo di confrontarsi telefonicamente con Berlusconi al suo rientro da New York - continua il suo capillare tour della Penisola. «Energie per l'Italia» ieri ha fatto tappa a Enna, e nei prossimi giorni si sposterà a Varese, Brescia, Lecce, Arezzo e Perugia. L'obiettivo? La «ricerca di quel popolo di centrodestra che ha perso fiducia». Una missione che il manager ha intenzione di sviluppare «fuori dal partito, ma con grande supporto di Forza Italia e anche di Berlusconi».