La tabaccaia uccisa: non è una rapina

A massacrare la donna una persona sola. Troppo pochi i soldi in cassa per giustificare un furto

Asti - Non ce l'ha fatta Maria Luisa Fassi, la tabaccaia di 54 anni di Asti che all'alba di sabato, è stata uccisa con una violenza inaudita, dietro il banco del suo negozio, in corso Volta, nel centro di Asti, in Piemonte. La donna è morta poche ore dopo aver subito un delicato intervento all'ospedale cittadino «Cardinal Massaia», senza più riprendere conoscenza. Ed è buio sempre più fitto sul movente di questo efferato omicidio e, almeno per ora, sembra che la donna sia stata massacrata senza un perché. L'assassino ha infierito sul suo corpo con una forza ed un violenza inaudita, colpendola con 25 fendenti, per poi lasciarla a terra, in una pozza di sangue. A trovarla è stato un cliente che ha immediatamente lanciato l'allarme ma nonostante i soccorsi tempestivi e l'intervento chirurgico urgente, durato oltre dieci ore, la donna non ce l'ha fatta: un problema di coagulazione del sangue, le è stato fatale ed è morta alcune ore dopo l'operazione.

In un primo momento sembrava una rapina finita male, come quella accaduta sei mesi fa, nel mese di dicembre dell'anno scorso, ad un altro tabaccaio astigiano, Manuel Bacco, ucciso da diversi colpi di pistola sparati dai rapinatori mentre lui tentava di difendere la moglie. Sono però troppi gli elementi che inducono gli inquirenti a pensare che il movente sia da ricercare altrove, magari nell'ambito della sfera privata o in quella lavorativa. Innanzi tutto la ferocia inspiegabile e poco riconducibile ad una rapina: la donna è stata immobilizzata e poi colpita ripetutamente con un coltello da cucina, all'addome e al petto. Un modo di agire che pare sempre di più da ricondurre ad un agguato teso alla tabaccaia che era appena arrivata nella in negozio. Ed anche il particolare di una apertura fatta appena un'ora prima dell'aggressione, porta a pensare che i soldi non siano il vero movente dell'omicidio, dato che in cassa non c'era ancora molto denaro. Molto probabilmente l'assassino conosceva le abitudini di Maria Luisa Fassi, e quindi deve averla attesa, in quell'afoso sabato mattina di luglio, a pochi passi dalla sua tabaccheria, proprio per ucciderla. Prima dell'aggressione pare siano entrati almeno un paio di clienti nel negozio che la donna aveva rilevato da qualche anno insieme al marito Valter Vignale.

Il locale non è dotato di un sistema di videosorveglianza ma gli inquirenti hanno già sequestrato le immagini registrate dalla telecamera di una vicina pizzeria, spedando che possa aver catturato almeno in parte i momenti che hanno preceduto l'aggressione. Secondo i carabinieri l'agguato è stato messo in atto da un solo uomo, ed è probabile che sia rimasto ferito, dato che ha lasciando qualche traccia di sangue sul pavimento e sul marciapiede. Ed è proprio analizzano queste tracce ematiche che gli investigatori sperano di dare un nome ed un volto all'assassino di Maria Luisa Fassi. La donna era molto conosciuta in città, soprattutto perché figlia di Pina e Piero Fassi, che mezzo secolo fa hanno dato vita al «Gener neuv», un ristorante stellato, punto di riferimento della gastronomia piemontese per una folta clientela che arrivava anche dall'estero. Recentemente il ristorante ha chiuso la storica sede in riva al Tanaro per spostarsi in pieno centro, nei locali di Eataly. Maria Luisa – mamma di due ragazzi poco più che ventenni - con la sorella Maura, è stata spesso al fianco dei genitori in cucina e in sala. Intanto ad Asti sale la paura: quello di Maria Luisa Fassi è il terzo omicidio, in soli sei mesi nella cittadina nota soprattutto per il buon vino per il Palio che fa concorrenza a quello di Siena. La scia di sangue è iniziata a dicembre dell'anno scorso con il brutale assassinio proprio di un collega di Maria Luisa Fassi, mentre solo pochi giorni fa, Francesco Indino, un autotrasportatore di frutta e verdura, è stato massacrato a colpi di cric alle cinque del mattino, mentre stava iniziando il suo giro di consegne. Per tutti e tre gli omicidi, gli assassini restano ancora sconosiuti.