Stile personale? Provate a stupire con i dettagli

C' è un aforisma, creato da un grande scrittore italiano d'inizio Novecento, Pitigrilli, che diceva: «Non datemi consigli, so sbagliare da solo». Vorrei prendere in prestito questo aforisma per descrivere ciò che penso riguardo al vestire. Ognuno si vesta come vuole: se sbaglia, pazienza. Per lo meno avrà sbagliato da solo. Nel vestire (come in amore) i consigli non servono.

Ognuno deve vestirsi come preferisce, come sente, come sogna.

Già, proprio così: come sogna. Il sogno è il fenomeno più straordinario che esista: l'unico che possa competere con la realtà in fatto di immaginazione, di emozione, di gioia estetica profonda (pensate a quante volte abbiamo sognato scenari o situazioni meravigliose, impossibili da descrivere poi a parole!). Il sogno è lo strumento che ci permette di conoscerci e di apprezzarsi oltre le convenzioni sociali. Il sogno, in una parola, è libertà, identità profonda, gioia interiore. I sogni sono la nostra valvola di libertà. È ben vero che non si può vivere solo di sogni, ma si deve vivere anche di sogni (e non sarà un caso, se proprio in questo momento c'è a Roma un grande mostra intitolata Dream, con artisti contemporanei che indagano il tema del sogno...).

Caratteristica dei sogni è la bizzarria di alcuni dettagli, anche apparentemente secondari. Un particolare assurdo, incongruente, un dettaglio fantastico e impossibile da concepire nella nostra vita «vera»: ecco la chiave dei sogni. Come portare, allora, la gioia e la libertà del sogno nella nostra vita, e anche nel nostro modo di vestire? Imparando a non dare mai nulla per scontato. Il sogno è dinamismo, cambiamento, bizzarria dei dettagli: da questo dobbiamo imparare. Senza per questo trasformarci in pagliacci o in personaggi «stravaganti». Il conformismo è noia. La bizzarria, se rigorosa e sottile, è vitalità; se ostentata, si trasforma anch'essa in noia.

Ognuno, che ne sia o meno consapevole, ha un suo stile, una sua «divisa»: l'abito da ufficio, da lavoro, o da cerimonia. La «divisa» va bene, dunque, ma dev'essere «condita» da un pizzico di libertà e di stravaganza. Attenzione però: come nei sogni, la stravaganza e la libertà non devono essere forzate, create ad hoc per stupire. Devono essere naturali. La nostra non deve essere una scelta decorativa, ma profonda, identitaria. Ecco allora che ognuno di noi troverà il «suo» modo di sfuggire alla noia, con piccoli dettagli. Ecco la lezione del sogno: il dettaglio bizzarro, incongruente, dinamico, che dà il tocco di stranezza a una linea monotona. Basta un tocco a decretare la nostra scelta di libertà. Una sciarpa particolare, una maglia di colore o di misura un po' diversa dal solito, un po' abbondante, se ci piace: sono i dettagli che faranno il «nostro» modo di vestire e lo differenzieranno da quello degli altri. Come il leopardo, che ha ereditato da Madre Natura una divisa straordinaria, anche noi non dobbiamo rinunciare alla nostra divisa. Ma, come il leopardo, anche noi dobbiamo essere liberi, senza rinunciare al nostro ruggito. Dobbiamo liberarci dal nostro guinzaglio sociale, senza rinunciare alla bellezza e all'estetica che la vita ci ha donato, ma senza rinunciare neppure al nostro ruggito.

Solo così sapremo coniugare tradizione e vitalità, identità e regole sociali, educazione e fascino.