«Tagliare le tasse non è di sinistra» La Camusso si fa male da sola

I ntervenendo alla Festa dell'Unità, Susanna Camusso ha sostenuto che tagliare le tasse sulla casa non sarebbe di sinistra. Può darsi che abbia ragione, dato che da anni una larga parte della sinistra occidentale sembra essersi follemente innamorata di ogni imposizione e, in particolare, di tutti quei meccanismi che permettono al potere politico-burocratico di sottrarre risorse. Tagliare le tasse non sarà di sinistra, ma è giusto. È giusto perché ogni volta (...)

(...) che si può, è bene lasciare la ricchezza in mano ai legittimi proprietari. Chi ha un bene e l'ha ottenuto onestamente (grazie al proprio lavoro o a quello di altri che l'hanno preceduto) non dovrebbe essere espropriato: e come ci disturbano la rapina e la truffa quando ad agire sono privati malfattori, analogamente avvertiamo ripulsa di fronte a politici che creano e distruggono capitali con decisioni del tutto arbitrarie. Diminuire le imposte, insomma, più che ogni altra cosa significa ridurre l'ingiustizia e riaffermare il diritto. In secondo luogo, è indispensabile ridimensionare le tasse in un Paese come l'Italia, la cui economia sta precipitando a causa di una pressione fiscale fuori controllo. Ce l'ha fatto intendere anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu, quando all'Expo di Milano ha ricordato la curva di Laffer e ha fatto presente che pure le entrate tributarie sono depresse da una rapina di Stato tanto estesa. Ed è opportuno tenere a mente che nel 2014, mentre l'Italia rimaneva ferma al palo, il Pil di Israele è cresciuto del 7%. Ridurre le tasse è dunque indispensabile per riavvicinarsi a un ordine di diritto e per poter dare qualche prospettiva alle future generazioni. Può darsi che non sia di sinistra. Ma a che sinistra pensa la Camusso quando rileva tutto questo? È chiaro che per lei è di sinistra una società con alta tassazione, un esteso corpo di funzionari pubblici, una regolazione minuziosa della nostra esistenza, una costante redistribuzione da quanti hanno a quanti non hanno. La sua idea di società e di sinistra vedono lo Stato al centro e gli individui alla periferia. È una società di persone e comunità strutturalmente dipendenti (sempre bisognose di aiuto) e private della propria libertà. Perché se quanto ho può in ogni momento essermi sottratto dal sovrano, è chiaro che la mia libertà non esiste più. Un tempo una sinistra aveva umori libertari: da Proudhon a Berneri, da Orwell (il cui vero nome, bizzarramente, era Blair...) a Salvemini. Quella era una sinistra che avversava la coercizione esercitata da alcuni su altri, il ricorso alle imposizioni, l'invasività degli apparati pubblici. Era una sinistra che magari non comprendeva il ruolo della proprietà e vedeva in essa un furto (anche se poi Proudhon stesso cambiò idea), ma che certamente rifiutava di schierarsi con gli sbirri e i gabellieri. Non è questa, di tutta evidenza, la sinistra che piace alla Camusso. Ma forse gli italiani meritano qualcosa di meglio che la sinistra interpretata oggi dalla Cgil e dal suo leader.

di Carlo Lottieri