Tagliate le poltrone e spariranno ladri e mazzette

L'indignazione del giorno dopo non basta. Anzi, i politici che si stracciano le vesti versano solo lacrime di ipocrisia. È vent'anni che conviviamo con arresti eccellenti, è vent'anni che la giostra delle tangenti ripropone i Carminati, i Greganti, i Frigerio, gli eterni mediatori delle troppe Tangentopoli che frequentavano le sontuose mangiatoie della cosiddetta terra di mezzo. Ecco cosa ci vuole: una bella ramazza che faccia pulizia e tolga i signori delle tessere e dei maneggi dalle troppe poltrone che riempiono il nostro sventurato paese e lottizzano tutto il lottizzabile. Come documenta l'inchiesta del Giornale cominciata ieri i partiti e i comitati d'affari si sono spartiti tutto fino (...)

(...) all'ultimo spillo: terme, aziende di promozione turistica, prosciuttifici, società del gas, agenzie di viaggio, castelli. Il catalogo, più completo dell' Enciclopedia britannica , batte qualunque tentativo di imitazione. Carlo Cottarelli, il commissario che doveva tagliare la spesa, ed è stato tagliato prima di impugnare le forbici, aveva tentato l'esplorazione di questo continente: a quanto pare le partecipate sarebbero 10mila, ma forse sono di più; pure i conteggi sono ballerini. Figurarsi in che paese siamo. Basti sapere, anche se è incredibile, che 1.846 aziende pubbliche non hanno nemmeno un dipendente. Zero di zero. Però vivono e sopravvivono a qualunque governo e a qualunque tentativo di riforma.

Non perdiamo tempo. E non avvitiamoci in dibattiti alti e inutili. Già si dice che ci vorrebbero nuove leggi come non ne avessimo fin sopra i capelli. E si propone di coniare nuovi reati come se non avessimo già una fabbrica di illeciti che lavora a ritmo frenetico e schizofrenico da anni e anni. No, la soluzione o almeno il primo passo è molto più semplice. Terra terra: via i politici e i loro amici, messi su da qualche cordata compiacente, da questo poltronificio che genera scandali su scandali. Chiudiamo una volta per tutte le partecipate che servono solo per distribuire gettoni e consenso. Le altre, quelle essenziali, affidiamole una volta per tutte a professionisti, certificati solo da un curriculum di prim'ordine e scelti in base a un concorso pubblico e trasparente. Non per l'abilità nel rastrellare voti, stringendo le mani e chiudendo gli occhi quando si è tavola. Fianco a fianco con signori poco raccomandabili, ma detentori di corposi pacchetti di preferenze.

Ci vuole coraggio. Il governo faccia correre le forbici. Senza pietà. Altrimenti rassegniamoci al solito valzer all'italiana: chiacchiere, minacce di commissariamenti, riunioni per varare l'ennesima cascata di norme draconiane. Insomma, il solito fumo per lasciare poi la terra di mezzo ai suoi vecchi padroni. E ai loro padrini.