Tajani in vantaggio di 11 voti: presidenza Ue più vicina

Il Pd Pittella arranca. E spunta un vecchio accordo coi socialisti: l'incarico tocca al Ppe

Roma Il conto alla rovescia è ormai scattato e sull'asse Bruxelles-Strasburgo le negoziazioni in vista del voto del prossimo 17 gennaio per l'elezione del nuovo presidente del parlamento europeo sono in pieno svolgimento. In pole position, come noto, ci sono due italiani: Antonio Tajani per il Ppe e Gianni Pittella per il Pse (o meglio dei Socialisti e Democratici). Le quotazioni di Guy Verhofstadt, dopo la fallimentare operazione tentata con il Movimento 5 Stelle, sono in netto ribasso, anzi l'ex premier belga è praticamente fuori dalla partita.

Secondo la stima dell'osservatorio Vote Watch, l'ex commissario europeo all'Industria e ai Trasporti precederebbe il collega Pittella di 11 voti. L'europarlamentare del Pd incasserebbe il sostegno dei parlamentari del Gue/Ngl, dei Verdi e del suo gruppo parlamentare, oltre a circa due terzi dei voti dell'Alde di Verhofstadt. Tajani avrebbe dalla sua i voti del Ppe, una parte del gruppo liberale e una parte degli euroscettici. Inoltre non è affatto escluso che i voti dei nostri parlamentari a 5 Stelle possano confluire su di lui, visto che il gran rifiuto di Verhofstadt ai loro danni e i pessimi rapporti con il Pd. Inoltre degli 89 eurodeputati considerati «indecisi», 49 sarebbero più vicini alle posizioni di Tajani.

Nella giornata di ieri è arrivato anche un affondo del capogruppo del Ppe, Manfred Weber, che ha tirato fuori l'accordo sottoscritto il 24 giugno 2014 dal gruppo dei Socialisti e Democratici con il Ppe in cui i due gruppi principali concordarono una staffetta alla guida del parlamento europeo. Un accordo che ora i socialisti non sembrano intenzionati a onorare. L'accordo «emanava da una ragione essenziale: un partenariato contro l'estremismo in questo Parlamento, contro gli antieuropei». Ora la porta del Ppe «resta aperta, vogliamo mantenere l'accordo, speriamo ancora di poter convincere gli altri gruppi a fare lo stesso». Weber ha spiegato di aver deciso di rendere pubblico il contenuto dell'accordo, il patto con cui Ppe e Pse, con l'appoggio di Alde, hanno deciso di occupare la poltrona di presidente per metà mandato ciascuno: «Avrei voluto che le discussioni con liberali e socialisti potessero dare i loro frutti ma non è stato il caso. Con Tajani abbiamo qualcuno al 100% pro-europeo, vuole giustizia ed equità crede che la politica debba essere fatta dai gruppi, non dal presidente del parlamento. Questo è il messaggio essenziale che vogliamo annunciare attraverso la sua candidatura».