Tangenti nella sanità: sei anni a Formigoni ma il «sistema» cade

Caso Maugeri, l'ex governatore condannato solo per la corruzione: «Sentenza ingiusta»

Una condanna a sei anni di carcere che per Roberto Formigoni rappresenta l'amaro epilogo di un'epoca politica al vertice di Regione Lombardia, guidata come governatore dal 1995 al 2013. Ieri il tribunale di Milano ha inflitto una pena di tre anni inferiore a quella chiesta dalla Procura all'attuale senatore di Ncd, disponendo per lui anche l'interdizione per sei anni dai pubblici uffici e la confisca di 6,6 milioni di euro, nel processo sul caso Maugeri-San Raffaele. Infine, a suo carico in solido con Pierangelo Daccò e Antonio Simone, il versamento di una provvisionale di 3 milioni di euro alla parte civile Regione. Formigoni rispondeva di associazione per delinquere e corruzione con altri nove imputati. «Ritengo ingiusta la sentenza e la impugnerò, convinto che la mia piena innocenza sarà alfine riconosciuta», ha commentato a caldo il senatore, che non era in aula.

Le condanne sono state cinque, altrettante le assoluzioni. Condannati i presunti collettori delle tangenti Daccò, a nove anni e due mesi, e l'ex assessore regionale poi diventato suo sodale Antonio Simone: a otto anni e otto mesi. Per entrambi è stata stabilita l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per il solo Daccò, già condannato in via definitiva a nove anni per il crac del San Raffaele, i giudici sono andati oltre la richiesta di otto anni e otto mesi formulata dai pm Laura Pedio e Antonio Pastore. «Un risultato che ci sorprende - spiegano i difensori Gabriele Vitiello e Matteo De Luca annunciando il ricorso -, è una sentenza che stravolge la verità». Infine condannati l'ex direttore amministrativo della Maugeri Costantino Passerino, a sette anni, e l'imprenditore Carlo Farina, a tre anni e quattro mesi. Sono stati assolti invece l'ex dg della Sanità lombarda Carlo Lucchina, visibilmente commosso alla lettura del dispositivo, l'ex segretario generale del Pirellone Nicola Maria Sanese, lo storico amico di Formigoni e anche lui nei memores domini Alberto Perego, l'ex dirigente regionale Alessandra Massei e l'ex moglie di Simone Carla Vites. Pedio e Pastore, ieri affiancati dal procuratore Francesco Greco, non hanno commentato il verdetto ma si sono abbracciati fuori dall'aula. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.

Lo scandalo Maugeri scoppiò nel 2012. Secondo l'accusa, dalle casse della Fondazione e del San Raffaele uscirono tra il 1997 e il 2011 70 milioni di euro per finire a Daccò e Simone che a loro volta avrebbero girato circa otto milioni in «utilità», come l'uso di uno yacht, cene stellate, vacanze ai Caraibi, all'ex governatore. Il quale in cambio avrebbe favorito Maugeri e San Raffaele con delibere che garantivano rimborsi di prestazioni sanitarie (per 200 milioni solo per Maugeri). Formigoni sarebbe stato «capo» di un «gruppo criminale» che avrebbe «sperperato 70 milioni di denaro pubblico con grave danno al sistema sanitario» e protagonista di una «corruzione sistemica durata dieci anni». Per l'accusa di associazione per delinquere però il senatore è stato assolto, la condanna è arrivata per quella di corruzione. La confisca a suo carico comprende quadri, case, tra cui la villa di Arzachena in Sardegna al centro della vicenda, box, terreni, auto e conti correnti. In totale ai condannati sono stati confiscati quasi 70 milioni. Il M5S chiede le dimissioni di Formigoni da senatore, mentre i suoi legali anticipano il ricorso in appello. Lui conclude: «È caduta l'accusa più grave che costituiva lo scheletro e la sostanza dell'impianto accusatorio, cioè l'associazione a delinquere. Sono stati assolti tutti i dirigenti di Regione Lombardia a partire dagli amici Sanese e Lucchina, che sono sempre stati i capisaldi della mia azione. Ed è stata così riconosciuta la piena correttezza e legittimità di tutti gli atti regionali».