Tasse, Di Maio copia Monti Nel mirino suv e auto di lusso

La misura nasce dal compromesso tra Carroccio e M5s Ma ora non c'è copertura finanziaria per gli incentivi

La nuova ecotassa è frutto di un compromesso politico tra Lega e Cinque Stelle, con i primi che soffrono e faticano a digerirla. Ma per quanto smussato, l'intervento legislativo conserva il carattere punitivo nei confronti degli italiani che possono permettersi un'auto di lusso.

In attesa del via libera dell'Ue alla manovra, la bozza dell'ecotassa su cui Di Maio e Salvini avrebbero trovato intesa prevede una riformulazione dell'emendamento. Un restringimento su suv e auto di lusso potrebbe portare a una limitazione anche della platea dell'ecosconto per le auto a basse emissioni. Attualmente le due misure, così come approvate alla Camera, si coprono a vicenda, con incassi della tassa stimati in 300 milioni di euro nel 2019 (e di poco superiori negli anni successivi) da destinare agli incentivi per elettriche, ibride o poco inquinanti. Se il governo dovesse però decidere, come annunciato nella nottata del 17 dicembre, di limitare l'aggravio fiscale solo alle auto di grossa cilindrata, potrebbe essere anche costretto, a quanto si apprende, a comprimere di pari passo la platea di vetture beneficiarie dello sconto. Secondo l'emendamento approvato a Montecitorio, il bonus è suddiviso in tre fasce: 1.500 euro per le auto che emettono tra 70 e 90 grammi di CO2 al km, 3.000 euro tra 20 e 70 g/km e 6.000 euro tra 0 e 20 g/km. Luigi Di Maio, «padre» della misura, ha garantito che lo sconto di 6.000 euro sarà confermato anche nella versione definitiva. Alla fine, il compromesso sull'ecotassa è stato illustrato dal vicepresidente del Consiglio, attraverso Facebook: «Abbiamo confermato l'ecosconto fino a 6.000 euro per le macchine elettriche e non inquinanti - ha scritto il leader M5S - senza tassare nessuna delle auto in circolazione né l'acquisto di nuove utilitarie. Solo chi deciderà di acquistare un suv diesel o a benzina o una super car extralusso pagherà qualcosa in più».

Chiaramente bisogna vedere come si riuscirà a tenere insieme questa posizione col fatto che la prima versione dell'ecotassa prevedeva 300 milioni di gettito, per finanziare il bonus: un tesoretto che rischia di esser fortemente ridimensionato. Il bonus è suddiviso, come detto, in tre fasce, ma è possibile che anche questa platea debba esser compressa. Una soluzione, quella raggiunta con l'intesa, che accontenta un po' il partito di Matteo Salvini, che aveva minacciato barricate, presentando anche un emendamento in contrasto con la linea dei Cinque stelle. Alla fine non ci sono né vincitori né vinti. Di Maio ha messo agli atti la retromarcia, ma ha provato a salvare la faccia, confermando solo una parte del provvedimento. Anche perché avverte sempre di più il fiato sul collo di Beppe Grillo, che ieri ha avuto un colloquio a pranzo con il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, deluso dalla gestione del Movimento da parte del vicepremier Di Maio. Qui si aprono molti altri scenari, ma che verranno al pettine quando il matrimonio, per qualcuno innaturale, tra grillini e salviniani arriverà presto o tardi al punto di rottura.

A quel punto la stagione di Di Maio come leader pentastellato potrebbe volgere al tramonto, con l'ala Fico-Di Battista a giocarsi il futuro.