Tasse, più mancia che taglio Solo 8 euro in meno al mese

Tria: «Flat tax molto graduale». Salvini smentisce il ministro sul condono: «Darà 20 miliardi non tre»

Tagliare le agevolazioni fiscali per ottenere, già dal prossimo anno, una riduzione della prima aliquota Irpef. Con l'uscita del ministro dell'Economia Giovanni Tria ieri alla Summer School di Confartigianato, riprende quota una riduzione delle tasse sulle famiglie. «Io sono molto favorevole a partire» con «un accorpamento e una riduzione delle aliquote per i redditi familiari», ha assicurato il ministro. Quindi si fa strada l'ipotesi di un ritocco alla prima aliquota Irpef. Il piano circolato nei giorni scorso prevede una riduzione della prima aliquota dal 23 al 22% ed è stato contestato perché troppo costoso (circa 6 miliardi) a fronte di un guadagno medio di otto euro al mese. Tra le ipotesi che circolano, anche un innalzamento della No Tax area.

Il tutto finanziato con il taglio alle cosiddette spese fiscali, una giungla di agevolazioni spesso micro settoriali, che vari governi hanno cercato di intaccare invano. Tria ha confermato la pace fiscale «tanto più motivata perché collegata alla riforma fiscale».

Ma proprio sul condono ieri si è innescato un confronto duro tra il ministro e la Lega. Con Matteo Salvini, da giorni fermo sulle posizioni prudenti compatibili con la linea di via XX settembre, critico nei confronti di Tria.

«Lo Stato incasserà almeno 20 miliardi di euro dalla pace fiscale, e non 3 miliardi come ha detto Tria», ha spiegato il vicepremier. La Lega punta molto sul condono. «Non è un regalo, è per gente disperata che per riavere il conto corrente correrebbe a pagare, pagherebbe il 10% del dovuto», ha spiegato Salvini. Ma il condono è utile anche per le entrate. La tentazione di utilizzarle per coprire le misure della Legge di Bilancio c'è, ma le regole europee non lo permettono.

Ieri mattina i responsabili economia del Carroccio si sono riuniti al Viminiale per riprendere l'iniziativa sui temi economici. Oltre al capitolo fiscale, ha tenuto banco la riforma delle pensioni, altro cavallo di battaglia della Lega. Persa, di fatto, la partita con il M5S, sulle pensioni d'oro, Salvini e i sottosegretari Massimo Garavaglia, Massimo Bitonci e Armando Siri, hanno rilanciato sul superamento della Fornero. Confermata l'introduzione della Quota 100, nella somma tra età anagrafica e anzianità contributiva. Ma sulla soglia minima di età la Lega vuole una scelta più generosa: non più 64 anni, ma 62.

Anche sul Fisco la Lega vuole più coraggio e ha iniziato a fare i conti su una riduzione da cinque a tre degli scaglioni Irpef (il primo fino a 28mila euro, il secondo fra 28 e 75mila euro e il terzo dai 75mila euro) e anche su una forma di quoziente familiare. Senza abbandonare la dual tax per le partite Iva, al 15% e al 20%. Infine una dual tax Ires, con un'aliquota agevolata al 15% per chi reinveste gli utili.

Se i rapporti con la Lega si complicano quelli tra Tria e il M5s si confermano burrascosi. Il ministro ha auspicato che la Tav Torino Lione e il gasdotto Tav si facciano, «che il problema si sblocchi, che ci sia una soluzione». Poi ha spiegato che la Cassa depositi e prestiti non può diventare pubblica, a meno che non si voglia fare esplodere il debito.

Ma proprio sul debito pubblico il ministro ieri ha abbassato notevolmente l'asticella, annunciando una riduzione dello 0,1% nel 2018, contro un obiettivo contenuto del Def di un punto percentuale. Sempre che il quadro macroeconomico non muti, come ha sottolineato Renato Brunetta di Forza Italia. Con le previsioni del Pil in calo, «il rapporto debito/Pil dovrebbe mantenersi invariato quest'anno invece di scendere dal 131,8% al 130,8% come previsto dal Def e addirittura aumentare il prossimo anno, tornando sopra la soglia del 131,0% anziché scendere al 128%».