Dopo la Tav e le trivelle i gialloverdi si bloccano sul carbone e i condoni

I nuovi fronti caldi: le energie rinnovabili e la sanatoria sugli stabilimenti balneari

Roma - Tav, trivelle, il capitolo delle nomine, i condoni balneari. Sono molti i dossier caldi aperti e oggetto di trattativa tra la Lega ed il Carroccio. Sulla questione spinosa della nomina di Marco Minenna, sponsorizzato dai Cinquestelle, alla presidenza della Consob sarebbe stato raggiunto un accordo come confermato ieri dal vicepremier, Matteo Salvini. Ancora in alto mare la possibilità di trovare un punto di incontro sulla Tav. Da un lato M5s con Danilo Toninelli, ministro dei Trasporti che ribadisce il suo no ad «un'opera inutile e costosa» e dall'altro il vicepremier Matteo Salvini che guida l'esercito dei «Sì Tav». Sembrava profilarsi la possibilità di una soluzione di compromesso una Tav ridotta dai costi più contenuti. Ma l'ipotesi è stata affossata questa volta dal premier, Giuseppe Conte: «al momento sul tavolo non esistono progetti alternativi» taglia corto il presidente del Consiglio.

Altre fronte caldo è quello delle trivelle. All'attacco il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa che dice «no alle trivelle e sì alle energie rinnovabili» rispondendo così a Salvini che aveva definito M5s il partito dei no. Costa spera di riuscire a «convincere Salvini altrimenti si va contro il contratto di governo». Peccato che il progetto pentastellato non piaccia neppure al partito dei No Triv. «Nessuno degli emendamenti presentati dal M5s al decreto semplificazioni tocca le questioni poste dal pacchetto referendario del 2016», denuncia Enzo Di Salvatore, costituzionalista e membro del comitato referendario anti-trivelle che di fronte all'inettitudine di M5s e all'ostilità della Lega che invece è favorevole alle trivelle si dice pronto «a chiedere le dimissioni di tutti i Cinquestelle».

E sulle rinnovabili è battaglia anche in Sardegna dove in vista delle amministrative sono andati sia Salvini, due giorni fa, sia Toninelli ieri. L'assessore all'Industria della Sardegna, Maria Grazia Piras, fa notare come i due ministri abbiano fornito «la ricetta per la transizione dal carbone ai nuovi modelli: peccato che le posizioni non coincidano». La Piras sollecita il governo a trovare una posizione univoca tra quella di Toninelli per il quale «la Sardegna sarà la prima regione libera dalle fonti fossili e si baserà sulle rinnovabili» e quella di Salvini che invece dice «i sardi devono avere il metano».

Si è aperto anche un altro fronte sul decreto semplificazioni sul quale avrebbe agito un'altra «manina» pentastellata inserendo un emendamento che rappresentava una sanatoria per quei titolari di concessioni balneari che hanno contenziosi amministrativi in corso e che hanno procedimenti di decadenza. «Non ci sarà alcuna sanatoria per i balneari sui procedimenti di riscossione dei canoni amministrativi: ho provveduto a ritirare l'emendamento», ha assicurato Marco Croatti senatore grillino che chiede che su questo punto «anche la Lega faccia un passo indietro» ritirando i suoi emendamenti.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Ven, 18/01/2019 - 12:07

Quello che mi pareva una specie di "pseudo presidente", messo lì da Di Maio e Salvini più per figura che per sostanza, si sta muovendo come un vero Presidente, naturalmente nel senso che pretende di esserlo, anche se assolutamente non lo é: con evidenza non sembra all'altezza dell'incarico. Personalmente sono fermo al suo ormai famoso: "siamo gli unici che non sragionino". Lui ed il papa Francesco, quello che dopo 20 secoli sta distruggendo la Chiesa di Cristo. Due disgrazie, di cui una sola fa ridere.