Tavecchio, il Pd inguaia il calcio italiano

La lettera di 18 parlamentari può far scattare la sanzione Fifa per ingerenze politiche. Pallotta duro e Squinzi si sfila

Quelli del Pd stanno esagerando (ieri hanno firmato un documento contro Tavecchio) e rischiano di mettere l'Italia del calcio nei guai con la Fifa: Renzi lo sa e lo sa pure Malagò, numero uno del Coni, al quale il premier ha delegato parole e opere circa l' affaire sul futuro presidente Figc. E il nostro pallone continua ad agitarsi fra mugugni e ripensamenti: ieri ha alzato le mani Giorgio Squinzi, patron del Sassuolo che (occhio ai dettagli) ha emesso un comunicato di dissenso e sganciamento dal candidato presidente a nome del gruppo Mapei, con tanto di specifica: proprietario del Sassuolo. Ovvero parla il gruppo, non la società. Il presidente della Roma, Pallotta, «no Tav» fin dall'inizio, è stato durissimo. «Riteniamo le parole di Tavecchio imbarazzanti e umilianti per l'Italia. Non rappresenta l'Italia e nemmeno la Roma, e non capisco come alcuni club lo sostengano».

Ora in serie A sono sei le società dissidenti: Juve, Roma, Fiorentina, Cesena, Sampdoria e Sassuolo. Altre, Torino ed Empoli, in stand by . L'Inter continua nella linea assenteista dal dibattito, appoggia il Tav ma Thohir si domanda: chi è questo Tavecchio? Il presidente del Cesena Lugaresi ha rinforzato il suo «no» e messo il carico sulle spalle di Abete: «Ci ha lasciato con un bel problema e senza darci tempo per trovare un candidato adatto. Poteva attendere sei mesi». Anche la serie B comincia a vacillare: il Brescia ha cambiato bandiera: «Meglio Albertini, largo ai giovani». E il presidente Abodi, presidente di Lega B, grande elettore del presidente dei dilettanti, ha ammesso: «Certo, quelle parole valgono un cartellino arancione. Ma Tavecchio può dare un contributo in soluzioni. Albertini come dirigente deve ancora maturare». Tanto per intendersi: in due non ne fanno uno. E i dirigenti puntano alla convenienza loro.

Insomma la storia del razzismo è solo un paravento per mascherare il problema vero: il sor Carlo Tavecchio era e resta inadeguato, non solo e non soltanto per le battute sulle banane (e altre sulle donne nel calcio, più datate), ma soprattutto per mancanza di quid, di peso a tutti i livelli, e di progettualità innovativa. Poi c'è chi esagera in un senso o nell'altro. Il Pd, per esempio, rischia di servire un assist alla Fifa che, quando sente puzzo di ingerenze politiche, interviene pesantemente sulle federazioni. Recentemente il Cio ha sospeso India e Pakistan, la Fifa ha operato sulla Nigeria. E Blatter sta sguazzando nella materia: allunga il ceffone a Tavecchio, ma vigila. Chissà mai non gli riesca di comminare qualche punizione. E i 18 parlamentari Pd, che hanno elaborato un documento di dissenso da Tavecchio, potrebbero avergli dato una mano. Loro, per il vero, pensavano di lanciare la volata al presidente del Coni. Leggere per capire: «Chiediamo che il presidente dello sport nazionale si faccia portavoce della richiesta di un doveroso passo indietro da parte del candidato alla presidenza della Figc, cosa che, in un Paese normale, sarebbe già dovuta avvenire soprattutto dopo l'intervento della Fifa». Matteo Orfini, presidente Pd, poi ha aggiunto la chicca a beneficio di Galliani, grande elettore del «sì Tav»: «Riempirsi la bocca per anni dello stile Milan e finire a difendere Tavecchio: raramente mi sono vergognato così del mio Milan». C'è di peggio nella vita e nei partiti.

Gli «anti» si aggrappano a tutto, anche all'ennesimo comunicato Uefa di non ben chiara determinazione. «Tutte le federazioni associate alla Uefa si sono impegnate a raddoppiare gli sforzi per eliminare il razzismo dal calcio». Benissimo, allora non dimentichino che Tavecchio è componente di una commissione Uefa sul calcio giovanile e dilettantistico. Prendano provvedimenti. E dovrebbe prenderli anche il nostro procuratore federale, con tanto di deferimento. Poi toccherà a Malagò. Domani incontrerà i candidati presidenti e allungherà la proposta più banale: tiratevi indietro e troviamo una soluzione. Difficile che Tavecchio accetti, anche se sta diventando sempre più piccolo e più spaesato: alla cerimonia dei calendari era attorniato da un bel gruppo di vecchie volpi e si faceva scortare da Lotito, che pareva un corazziere (un corazziere!) al confronto e, ogni giorno, fa parlare qualcuno per difendere il protetto. Ieri è toccato alla presidente della Lazio femminile. Se, invece, i due accettassero il passo indietro, il presidente del Coni potrebbe proporre un commissario. Altrimenti da qui all'11 agosto il tempo sarà lungo e Malagò si siederà sul ciglio del fiume per vedere come finirà. O non finirà.