Teatri e stadi sempre pieni coi biglietti «dinamici»

Una start up tutta italiana per scoprire il prezzo migliore per ogni evento

Simonetta Caminiti

Tempi duri per gli eventi live: concerti, spettacoli teatrali, incontri sportivi. Tempi, cioè, in cui riempire uno stadio o un teatro - salvo per le grandi star mondiali - sembra un'impresa impossibile, perché crisi economica e vita a portata di click hanno impigrito il contatto diretto col mondo, e perfino con quello di bellissime performance. Ma a quattro giovani imprenditori di Milano, tutti di età inferiore a trent'anni, è venuta in mente l'idea di una start-up unica in Italia, che promette di invogliare, col «prezzo giusto» del biglietto d'ingresso, ad assistere agli eventi live come avveniva in passato.

Si chiama DynamiTick, la prima società italiana che fornisce soluzioni di «ticket pricing dinamico»: un tariffario dei biglietti, cioè, tarato su condizioni di volta in volta diverse, ma che consentono alla domanda e all'offerta, attorno a concerti, industria sportiva, cinema e teatro, di trovare l'equilibirio vincente. Marco Alò, Milo Corcione, Massimo Dell'Erba e Federico Quarato decidono di mollare i loro contratti a tempo indeterminato per tuffarsi nel mare aperto del ticket pricing, l'algoritmo che all'estero ha incrementato le vendite dei biglietti fino al 45%.

«L'idea è nata osservando una inefficienza del nostro mercato riguardo all'entertainment spiega Federico Quarato, 27 anni principalmente tra me, ex giornalista, Marco Alò, che faceva l'analista finanziario, Massimo Dell'Erba, ingegnere informatico, e Milo Corcione, consulente strategico. Il mercato dell'invenduto era impressionante, e abbiamo deciso di costruire degli algoritmi ad hoc per la capacità di spesa degli italiani. Tecnicamente prosegue Quarato c'è sempre un prezzo che massimizza l'incontro tra domanda e offerta». Tutto sta a trovarlo. Parola chiave, dunque, algoritmo. La formula matematica, complessa, che prende in esame una serie di variabili: caratteristiche instabili che impattano, in questo caso, sulla vendita di un singolo biglietto. Un match sportivo alle 21 di un sabato sera di primavera, per esempio, sarà appuntamento molto più goloso dello stesso match fissato per un infrasettimanale in un pomeriggio piovoso. Ovvio, ma l'algoritmo chiude in un cerchio scientifico quello che la testa e la pancia ci suggeriscono e lo fanno diventare una formula che limiterà l'invenduto.

«Abbiamo fatto caso a sei parametri, sei variabili che valgono tanto per un volo quanto per un concerto o un appuntamento al cinema eccetera chiarisce Federico Quarato e tra questi parametri c'erano la deperibilità del prodotto, gli alti costi iniziali per avviare quella specifica attività, la domanda fluttuante (a seconda di variabili come location o meteo) e altre caratteristiche che secondo noi hanno avuto successo in altri mercati». Ma il mondo di oggi, sempre connesso al filo invisibile dei social e youtube, un mondo piegato dalla crisi economica, ha convinto DynamiTick a sfidare gli italiani sempre più sedentari, e farli tornare all'esperienza del «live» più a misura di portafogli? «Grazie a youtube, da appassionato di rock, ho sperimentato i vantaggi del digitale sulla mia pelle risponde Quarato ma questi mezzi limitano le gioie di godersi un concerto (ed è solo un esempio) al di fuori del monitor. Questa sì, è la nostra mission, e non abbiamo altro modo di realizzarla che stimare la propensione al consumo del cliente di un teatro, per esempio, e quindi a emettere biglietti che poi saranno comprati davvero». Secondo i dati forniti dalla Siae, nel 2014 l'industria dell'entertainment ha prodotto 4,2 milioni di spettacoli che hanno registrato un volume d'affari di 5,7 miliardi di euro pari a 230 milioni di ingressi.