Il tecnico, la sindacalista e il dj Le storie sepolte dalle macerie

Giacomo, architetto, firmava sgomberi per edifici a rischio. Il figlio era appena rincasato dalla discoteca

Torre Annunziata (Na) Otto vite spezzate in una manciata di secondi. Otto vite che oggi s'intrecciano sui manifesti funerari e nelle lacrime di parenti e amici. La famiglia Cuccurullo. Papà Giacomo, architetto dell'Ufficio tecnico comunale. Era l'uomo che firmava le ordinanze di sgombero e di messa in sicurezza per gli edifici pericolanti. L'esperto. «Era per me un fratello. Ogni mattina, la nostra giornata cominciava prendendo un caffè insieme. E venerdì, alle 7, gli ho telefonato, come facevo sempre. Il telefono squillava ma lui non mi rispondeva. Tre volte l'ho richiamato» si dispera Domenico Cesarano, imprenditore edile della vicina Santa Maria la Carità. «Mai avrei immaginato che si trattava della casa di Giacomo». Un uomo solare e ricco di interessi. Come la moglie Eddye, molto attiva nel sociale e nel sindacato Cgil Scuola, e il figlio Marco. Studente universitario, 25 anni con la passione dei fuochi d'artificio e dei giochi d'acqua che realizzava con un particolare software su una base musicale. Alle tre del mattino dell'altro ieri aveva fatto ritorno a casa dopo una serata come dj all'«Oplonti Beach» insieme alla bella fidanzata Francesca. Si è infilato nel letto e gli è crollato il tetto addosso.

L'altra famiglia, i Guida. Pasquale non aveva il posto fisso. Si arrangiava come pescivendolo ma non gli mancavano la buona volontà e l'impegno per non far mancare nulla alla moglie Anna e ai figli Francesca e Salvatore. Appassionato del «Savoia Calcio» era soprannominato «Morrison» dai compagni della curva. Il suocero, davanti alla bara, è scoppiato in lacrime e non è riuscito a trattenere i singhiozzi. «Quando hai sposato mia figlia, dicesti: sarà sempre vostra. Invece ora me la porti via per sempre». Nella sala mortuaria di Castellammare un parente accenna a un racconto di un altro familiare. E chissà se è vero. «Dice che ha sentito Pasquale che chiamava Anna e gli è parso anche di sentire la voce di Anna che gli rispondeva, poi più nulla. Il portone si era bloccato, e lui, per uscire ha dovuto rompere il vetro con un calcio». Il fratello di Pasquale, che ha avuto un malore quando ha visto l'uomo estratto dalle macerie, ha ripetuto per tutto il giorno solo «Come farò senza di te?».

Pina Aprea aveva 65 anni, e continuava a fare la sarta a casa. Aveva ricevuto lo sfratto ma non voleva lasciare quell'appartamento in cui viveva da trent'anni. Si era rivolta a un avvocato per trovare una soluzione. La sua vicina di casa, che si chiama Enza Brancaccio, è viva per miracolo perché venti minuti prima del cedimento è uscita per fare due passi come tutte le mattine. Pure Pina aveva quest'abitudine ma venerdì si è attardata più del solito. E come tutte le mattine si era alzato presto per tirare su le reti anche Salvatore Iorio, faccia bruciata dal sole e mani da pescatore. Ha visto dalla sua barchetta la nuvola di fumo che si levava in lontananza all'altezza della spiaggia libera. Ha perso tutto, ma tra i detriti i soccorritori hanno recuperato vivo il suo canarino giallo. Quando gliel'hanno consegnato, Salvatore è scoppiato a piangere e non si è fermato più. Poco distante, Viki e Tore, i due Labrador che hanno annusato e scavato tra tonnellate di cemento e tufo, abbaiavano nella speranza di poter sentire un lamento di un sopravvissuto.

Ma a operazioni concluse, ieri, tutta l'area è piombata in un'atmosfera spettrale. Le squadre hanno iniziato a smobilitare e a organizzare i turni. Quasi più nessuno in giro. Tranne una coppia lui e lei abbronzati, in sella a uno scooter, modi sbrigativi hanno chiesto a un giornalista se fosse quella la strada del disastro. Non volevano lasciare un fiore o rivolgere una preghiera. Volevano farsi un selfie col palazzo sventrato sullo sfondo.

SDM