La tecnologia fa paura. Ora c'è pure la fobia di non incassare «like»

Cellulari e computer hanno creato ansie che prima non c'erano. Persino sulle fotografie

Una mail ci raggiunge praticamente ovunque, le ricerche sono semplici, i documenti accessibili. Possiamo analizzare masse enormi di dati, possiamo comunicare in tempo reale su lunghe distanze. I nostri dispositivi ci aiutano, e molto. Con il telefono in mano possiamo spegnere le luci di casa, avviare la lavatrice, controllare l'allarme. Da quando la tecnologia è entrata nelle nostre vite, le cose sono più semplici. Però, quasi si trattasse di qualche strano effetto collaterale, sono nate nuove fobie. E sono nuove, perché prima non esistevano. Si chiamano fobie, ma spesso vengono descritte come paure o ansie. Tuttavia, ansie, paure e fobie sono cose differenti. La parola «ansia» deriva dal latino anxus e significa «stretto». Si tratta di una affannosa agitazione provocata da bramosia e incertezza, è essenzialmente di una reazione emotiva dove il pericolo è solo percepito. La paura, invece, è qualcosa di più razionale, è riconducibile a un pericolo reale: è tangibile. Solo una decina di anni fa, quando i dispositivi non erano propriamente gli stessi che abbiamo ora, spesso i computer si bloccavano e non ripartivano. La linea 56k ci metteva tantissimo a collegarsi e emetteva un suono infinito, provando e riprovando a ottenere il collegamento. E i computer sono stati odiati e maledetti. Magari, davanti a uno schermo bloccato. Quella rabbia forte, quella rabbia che ci faceva dire «adesso stacco tutti i cavi», quel chiedersi perché quel dannato attrezzo infernale non comunicava e non si spegneva, quella rabbia che ci provocava un rifiuto verso il nostro schermo bombato, quella che ci faceva battere forte il cuore per il timore che tutti i documenti sarebbero andati persi, quell'istinto atavico che ci faceva giurare che mai più avremmo acceso il pulsante «on», quella era «tecnofobia». La «tecnofobia» genera nell'individuo paura e rifiuto verso la tecnologia. In quei momenti, anche il più paziente dei pionieri del web avrebbe rifiutato la tecnologia. Ma esistono altre paure che prima della tecnologia non esistevano. E sicuramente, queste paure le avranno sperimentate tutti, almeno una volta nella vita.

Avete la necessità di controllare sempre il telefono, non riuscite a farne a meno neanche per un'ora, temete di andare in un luogo perché il telefono non prende? Avete paura di staccarvi dal vostro amato computer anche solo per poche ore? Potreste avere i sintomi della «nomofobia». In alternativa, se la vostra paura è quella di sentirvi dimenticati dal mondo dei social network e di non ricevere «like», potrebbe trattarsi di «athazagorafobia»: la paura di essere dimenticati.

Pensate che i computer ci rubino dati personali e che siano troppo invasivi? Controllate che i computer non abbiano accesa la localizzazione e che non traccino i vostri acquisti? Tutti sintomi della «cyberfobia», la paura fobica dei dispositivi, visti come componenti ostili. Se siete timidi, potreste invece aver timore irrefrenabile di fare telefonate o di ordinare una pizza. Questa fobia si chiama «telefobia»: si ha paura di telefonare perché si teme di non apparire brillanti. La «neofobia», invece, è la paura ingiustificata che si prova verso i cambiamenti e verso le nuove idee. Che dire? Esiste anche la paura di essere giudicati male per aver postato una foto: è «catagelofobia», collegata alla paura di sentirsi brutti agli occhi altrui. Ma si può anche avere paura di prendere la metropolitana, legata alla paura di trovarsi negli spazi chiusi (claustrofobia) e alla paura di trovarsi in spazi con persone (agorafobia).

Paradossalmente, esiste anche la paura di incontrare le persone vis à vis. Però, qui, la tecnologia aiuta: anziché incontrare qualcuno e provare un forte stress, ci si può parlare da dietro a uno schermo. Triste, ma utile.