"Tedesco se vinco, straniero se perdo": Özil il turco fa litigare la Germania

Il campione nel mirino dell'opinione pubblica. La Merkel lo difende

Berlino Mesut Özil ha sbattuto la porta della nazionale tedesca di calcio: «Me ne vado con il cuore pesante ma non posso giocare mentre sento razzismo e mancanza di rispetto». Passino i fischi allo stadio da alcuni mesi a questa parte: quello che il centrocampista dell'Arsenal non ha mandato giù sono gli attacchi razzisti sui social e le intollerabili minacce alla sicurezza della sua famiglia. Özil è un turco-tedesco di terza generazione e il suo addio alla Mannschaft, con la quale ha vinto i mondiali nel 2014, scuote la politica e la società tedesca riaccendendo il dibattito sull'integrazione. Özil è stato criticato per essersi fatto fotografare prima dei mondiali in Russia con il discusso presidente turco Recep Tayyip Erdogan, un politico autoritario che ha più volte infiammato in senso nazionalista gli animi degli oltre tre milioni di turchi residenti in Germania. Contestato a suon di striscioni dal tenore «Adesso vattene a giocare per Erdogan», il campione 29enne se l'è presa soprattutto con il presidente della federazione calcistica tedesca (Dfb) Reinhard Grindel e con il team manager Oliver Bierhoff che hanno collegato la poco convincente prestazione della Nazionale in Russia alla foto Özil-Erdogan.

Grindel è un ex deputato della Cdu ma il caso Özil è del tutto trasversale alla politica, tant'è che la cancelliera e leader Cdu Angela Merkel ha ringraziato il giocatore per il suo contributo alla Nazionale. Contrariatissimo dalla foto con Erdogan anche Cem Ozdemir, storico leader (turco) dei Verdi: «Al mondo ci sono tantissimi politici democratici coi quali farsi fotografare». Quando si è reso conto che il passo indietro di Özil, al quale anch'egli aveva contribuito, rischiava di rimettere in gioco il senso di appartenenza alla Germania di centinaia di migliaia di tedeschi di origine turca, anche Ozdemir ha fatto mezza marcia indietro, prendendosela col poco tollerante numero uno Dfb.

La frittata ormai era fatta: Özil ha detto che il suo gesto non aveva alcuna valenza politica ma che è ormai evidente che i tedeschi lo considerino uno di loro solo quando vince. «Quando perdo torno a essere un immigrato». Parole che gli hanno guadagnato il plauso dei ministri di Ankara, felici di dimostrare che i tedeschi sono tutti razzisti. Anche i giornali si sono divisi: la Bild ha difeso il campione da Grindel ma lo ha criticato per non aver saputo tollerare critiche seppure mal riposte: «In Germania c'è la libertà di espressione». Le sue dimissioni, scritte in inglese anziché in tedesco, sono un caso di «sciovinismo alla rovescia», ha protestato il Kölner Stadtanzeige. Media e politici hanno condannato in coro Grindel per le sue parole fuori luogo ma non hanno dimenticato di mettere a posto il campione del mondo che ha dimenticato di ringraziare il ct Joachim Löw e i fan. Insomma, ce n'è per tutti. E se la ministra socialdemocratica della Giustizia Katarina Barley ha detto che sulla frase «tedesco se vittorioso, immigrato se perdente» occorre fare una riflessione approfondita, il titolare degli Esteri Heiko Maas, dello stesso partito, ha osservato che «il caso di un atleta multimilionario che vive in Inghilterra contribuisce poco al dibattito sull'integrazione nel nostro Paese».