Tegola che getta un'ombra sul Patto per la Campania

La nuova bufera giudiziaria arriva mentre Renzi strombazza i 10 miliardi appena stanziati

Fabrizio Boschi

Un ministro dell'Istruzione condannato a risarcire un ateneo. In un momento di fragorose scosse telluriche per il Pd, mancava solo quest'altra tegola sul governo Renzi. Stefania Giannini dovrà pagare 9.187 euro all'Università per Stranieri di Perugia per un danno arrecato, quando era rettore dell'ateneo, con una delibera del giugno 2008. Altri undici, tra responsabili amministrativi e consiglieri di amministrazione, dovranno versare a vario titolo circa 60mila euro complessivi. Lo ha deciso ieri la Corte dei conti dell'Umbria. Una sentenza contro la quale i condannati, compresa la stessa Giannini, hanno già detto proporranno appello.

Al centro del procedimento c'è una delibera con la quale l'università approvò lo schema di contratto per prendere in affitto alcuni locali da destinare a centro ricreativo. Struttura che poi però non venne realizzata. Secondo la procura contabile (che aveva inizialmente quantificato in circa 340mila euro il danno complessivo) la delibera era espressione di una scelta «incongrua e antieconomica» per un immobile «che sarebbe stato utilizzato solo in minima parte per esigenze istituzionali». I vertici dell'università perugina (tra cui l'attuale rettore Giovanni Paciullo, all'epoca nel consiglio d'amministrazione) hanno sempre sostenuto la correttezza del proprio operato. Al termine del giudizio, invece, la Corte dei conti pur «nel rispetto del merito della scelta dell'Università per Stranieri di locare l'immobile» ha ritenuto che questa esprima «un grado di attenzione, avvedutezza, prudenza e massimizzazione valutativa degli interessi pubblici perseguiti non adeguato all'importanza degli interessi stessi». Di qui la decisione di condannare tutti con somme che vanno dai 3.900 euro, per i componenti dell'ex consiglio d'amministrazione, ai poco più di 9mila euro per l'ex rettore, ovvero l'attuale ministro Giannini.

Ovviamente il legale della ministra, Luigi Medugno, si dice soddisfatto in quanto «la sentenza accoglie molte delle tesi difensive riducendo di molto rispetto a quanto ipotizzato dall'accusa il danno contestato» e, naturalmente, resta «convinto dell'assoluta legittimità» dell'operato del ministro «che confidiamo di dimostrare in sede di appello». Per l'avvocato Medugno, dunque, la Giannini «è serenissima».

Sì, serenissima, come sereno è Stefano Graziano, come serena è anche l'ex ministro Federica Guidi o come lo è Maria Elena Boschi. E vissero tutti serenissimi e contenti.