"Tenete il mio ex in galera o verrà ad uccidermi"

Un divorzio indigesto e la contesa per la proprietà di un bar al centro delle continue minacce

Roma - «Il giudice mi aiuti, se quell'uomo esce di galera viene qui e m'ammazza, sono sicura». Elena Farina, 45 anni, madre di quattro figli, malata, vive in una condizione d'ansia costante da quando l'ex marito, fermato, liberato, nuovamente arrestato, la costringe a subire minacce, telefonate, aggressioni nei confronti del figlio.

Dalle gomme tagliate al blitz con pistola nel bar di corso Vercelli periferia di Torino - che un tempo la coppia gestiva. Arrestato l'otto marzo, l'uomo era stato scarcerato dopo due giorni dal gip di Torino, che gli aveva ordinato il divieto di avvicinamento. Una prescrizione che l'indagato di stalking aveva violato.

Lo scorso 28 marzo era scattato un secondo arresto, dopo che l'uomo aveva seguito ex moglie e figlio. Ma già il 10 marzo, denuncia la donna, «ci aveva tagliato le ruote dell'auto sotto casa». Dopo una serie di agguati si arriva alla sera di mercoledì 25 aprile. «È uscito di prigione alle 20 ed è venuto al bar 40 minuti dopo, mi ha detto, entro due giorni t'ammazzo a te e tuo figlio, il bar è mio e me lo riprendo. Lui voleva il bar, che però è di mio figlio», puntualizza la donna ricordando le ore terribili di quell'8 marzo: «Ha tentato di sparare due volte a mio figlio. Non ho modo di fermalo. Sono andata alla polizia, lo hanno arrestato. Ma il problema sono i giudici, lo lasciano uscire e lui torna».

Il calvario della donna è cominciato a gennaio. «Ho chiesto il divorzio, sapeva che avevo un'altra relazione, che poi è finita, perché ormai vivendo così non riesco più a stare con nessuno». La non accettazione della fine di un rapporto si sarebbe unita, nell'uomo, a un risentimento dovuto a motivi economici. La coppia discuteva per la gestione di un bar e di una trattoria. «Lui ha iniziato a fare debiti a nome del figlio, mi ha rovinato, mi ha messo il più piccolo contro, che ora si trova in comunità». Dopo le prime denunce e i primi interventi della polizia, la donna ha provato a ricostruirsi una vita in una casa nuova. «Con telefonate e messaggi mi perseguitava. Si faceva dare le chiavi di casa dal piccolo e in piena notte sbucava e ci picchiava. Abbiamo cambiato tre alloggi. Su quattro figli, due oggi sono in comunità, perché così sono più protetti». Ma nonostante i cambi di domicilio, lo «stalker» avrebbe comunque saputo dove la ex moglie si spostava.

Anche prima del divorzio di gennaio, la vita di Elena non sarebbe stata semplice. «Lui mi maltrattava è lo sfogo faceva uso di cocaina. Mi picchiava. L'ho denunciato più volte ma poi ho ritirato la querela perché tornava, mi diceva che era cambiato, che aveva ripreso ad andare al Sert e io gli credevo». Adesso la donna lancia un appello: «Al giudice voglio dire che non è possibile farlo sentire così al di sopra della legge, riesce comunque a farla franca. Che gli diano gli arresti non a Torino, a due passi da casa mia. Lui vive a Falchera, io ho il bar in corso Vercelli, mi chiedo, ma ha senso?».