Tensione Renzi-Mattarella Il Quirinale: niente forzature

Il capo dello Stato ritiene «inaccettabile» inserire il voto anticipato nelle trattative. E si sente quasi preso in giro

Sono giorni che Sergio Mattarella assiste non senza perplessità al dibattito in corso sulla legge elettorale. Uno scetticismo dovuto non tanto al merito dell'intesa che si sta delineando, quanto al metodo adottato d Matteo Renzi. Mettere sul piatto della trattativa le elezioni anticipate - che sono prerogativa esclusiva del Quirinale - è infatti per il Colle una cosa «inaccettabile». Altrettanto intollerabile, poi, è che il segretario del Pd provi a forzare la mano al capo dello Stato, dicendo pubblicamente che il confronto in corso sul sistema di voto è in ossequio proprio ai suoi desiderata. Non è un caso che ieri dalle parti del Quirinale non sia passata inosservata l'intervista di Renzi al Messaggero, visto che l'ex premier ha molto insistito sulla sua «cultura istituzionale» e su come l'intesa sul proporzionale sia una risposta «agli appelli del presidente della Repubblica» considerati alla stregua di «impegni vincolanti». Un passaggio che Mattarella non deve aver troppo gradito e che anzi gli deve essere apparso quasi una presa in giro.

Quel che filtra dal Quirinale, infatti, è che approvata la nuova legge elettorale la legislatura non può essere considerata automaticamente chiusa. Il faro resta la legge di bilancio che dovrà essere presentata in Parlamento tra il primo e il 15 ottobre e che già adesso vale oltre 15 miliardi di euro e con ogni probabilità potrebbe arrivare anche a 25-30. Mattarella sa bene che gli occhi di Bruxelles saranno tutti puntati su Roma e che con il sistema tedesco non è affatto escluso (anzi è probabile) che dalle urne non emerga un vincitore. Il rischio che proprio in quelle settimane la politica italiana sia nel pantano, magari alle prese con consultazioni difficili e un governo che non si forma, è piuttosto alto. E questo significherebbe non solo il pericolo dell'esercizio provvisorio (il bilancio deve essere approvato entro il 31 dicembre), ma anche quello di una ripresa delle manovre speculative sull'Italia da parte dei mercati. Questo è lo scenario che più teme Mattarella, che proprio per questa ragione considera quella di Renzi una «forzatura ingiustificabile». Perché, è il senso dei ragionamenti che si fanno sul Colle, non è pensabile che un Paese sia prigioniero dei capricci di chi vuole votare sei mesi prima della scadenza naturale della legislatura solo per ragioni di convenienza elettorale. Il comportamento del segretario del Pd, insomma, «non è da persona seria». Senza considerare che Renzi di fatto passerebbe il cerino di un'eventuale impasse sulla manovra proprio a Mattarella che a quel punto ne sarebbe il primo responsabile.

Insomma, che il leader del Pd faccia sapere che l'intesa sul tedesco coinvolge la maggior parte dei partiti in campo proprio come chiedeva il Colle non è argomento che fa troppo breccia su Mattarella. Che, peraltro, preferirebbe il premio di coalizione che renderebbe più omogenei gli schieramenti in campo. Ma questo è il merito dell'accordo e Mattarella sul punto non vuole mettere bocca. Il problema, invece, come si diceva è il metodo. Che non può prevedere le elezioni anticipate come contropartita di un sistema elettorale piuttosto che un altro. Non è un caso che proprio ieri Palazzo Chigi abbia smentito che Paolo Gentiloni sarebbe pronto a chiudere la sua esperienza di governo appena approvata la nuova legge elettorale.