Terremoto De Luca sul Pd Cade il tabù della Severino

Il «candidato decaduto» scuote il Partito democratico Il piano segreto è cambiare la legge dopo le Regionali

RomaNessuna «legge ad personam» per Vincenzo De Luca: Palazzo Chigi e il Pd non hanno intenzione di infilarsi nella trappola. Pur ritenendo - e da tempo, ben prima delle primarie campane e della vittoria a sorpresa dell'ex sindaco di Salerno - che la legge Severino contenga più di un pasticcio da sanare. In particolare l'applicazione della sospensione dalle cariche elettive dopo una sentenza di primo grado, che già alla fine dello scorso anno il governo voleva cambiare, per una questione di «civiltà giuridica», come affermò allora.

«Quando si fanno le leggi sull'onda dell'indignazione popolare è facile creare dei mostri giuridici», sospira un dirigente del Pd. E la vicenda De Luca è un chiaro esempio di quei pasticci: è condannato in primo grado, per una vicenda che lui definisce «nominalistica»: l'«abuso» consisterebbe nella definizione sbagliata di un incarico conferito ad un collaboratore.

Ma tant'è: muoversi ora offrirebbe immediato appiglio a chi non aspetta altro per scagliarsi contro il governo. Così, ieri, è stata il ministro Maria Elena Boschi a negare iniziative in materia, sollecitate anche da De Luca, e che già venivano preannunciate come imminenti dagli indignati oppositori di Matteo Renzi: «Al momento non è allo studio da parte del governo una ipotesi di modifica della legge Severino. Vedremo nelle prossime settimane se il parlamento deciderà di fare modifiche», ha detto la titolare delle Riforme. Ma è bastato quell'incauto «al momento» per scatenare i sospettosi: il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta ha subito fatto sapere che non se la beveva: «Renzi e Boschi sono ipocriti. Dicono che la legge Severino non sarà modificata, al momento. Ma per De Luca, ne siamo certi, si provvederà. Leggi ad personam?».

È esattamente il tipo di accuse che il governo non ha intenzione di attirarsi. I «segugi» del Fatto hanno scovato una proposta di legge che giace già da un po' in Parlamento e che modificherebbe la Severino proprio nel punto contestato da De Luca (e prima di lui dal sindaco di Napoli De Magistris, anche lui sospeso a suon di Severino e reintegrato dal Tar). È stata presentata per iniziativa di un singolo parlamentare Pd, il campano Fulvio Buonavitacola, amico di De Luca, che spiega: «Non voglio stravolgere l'impianto della legge: si tratta solo di sanare un vizio di costituzionalità, eliminando l'abuso di ufficio da quelli che fanno scattare sospensione e decadenza». Quanto a De Luca, «se eletto, verrà sospeso ma un secondo dopo ricorrerà al Tar, che lo reintegrerà».

La proposta di legge sta lì, ferma, e governo e maggioranza non hanno intenzione di farne un cavallo di battaglia: «Anche volendo, non ci sarebbero neppure i tempi, di qui a maggio. E poi la questione è già stata sollevata da De Magistris davanti alla Consulta, che si dovrà pronunciare nei prossimi mesi», ricorda il responsabile giustizia Pd David Ermini. Di qui al 10 maggio, insomma, non accadrà nulla. Nonostante lo stesso avversario di De Luca, il governatore di centrodestra della Campania Caldoro, sia il primo - coraggiosamente, visto che andrebbe a vantaggio del suo competitor - a dire che «la legge è sbagliata e andrebbe cambiata, lo dico anche contro il mio interesse». Passata la buriana elettorale, però, sulla legge Severino bisognerà tornare.