Terrorismo? «Il pericolo è anarchico»

RomaSe l'estremismo di stampo brigatista negli ultimi tempi fa meno paura, su quello antagonista è necessario tenere alta la guardia. In Italia, infatti, il pericolo di progetti eversivi legati a quest'area si è fatto sempre più concreto. A lanciare l'allarme con un articolo che sta per essere pubblicato sulla rivista Italianieuropei è Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti.
Minniti esorta a non sottovalutare le potenzialità dell'eversione di matrice anarco-insurrezionalista, capace di strumentalizzare le rivendicazioni sulle tematiche ambientaliste, sul diritto al lavoro e sul diritto alla casa, connotandole con il ricorso alla violenza. Attenzione soprattutto alle infiltrazioni nelle manifestazioni di dissenso come quelle organizzate dal movimento No Tav, che possono trasformarsi in veri e propri focolai dell'eversione. Cala, invece, la minaccia brigatista, ormai prerogativa di pochi cani sciolti. «La situazione di disagio sociale - scrive il sottosegretario - non sembra in grado di attribuire nuova linfa a progetti eversivi di stampo brigatista, tuttora perseguiti da ristretti circuiti dell'estremismo marxista-lenista».
Ma i servizi segreti sono allertati anche su altro versante, quello del terrorismo islamico, che per Minniti continua a rappresentare una «terribile minaccia» e che interessa anche l'Italia. In particolare il fenomeno dei «foreign fighters», terroristi volontari, spesso indottrinati sul web, che si uniscono alla «causa» minacciando dall'interno il mondo occidentale. La sicurezza europea inoltre non può prescindere da quanto sta accadendo in Libia, paese ormai disgregato e in preda all'anarchia e base di partenza degli extracomunitari che vogliono raggiungere le nostre coste. «Il paese nordafricano - sostiene Minniti - non è solo un primario fornitore di greggio e di gas, ma è anche nevralgico in relazione alla minaccia jihadista e agli imponenti flussi migratori, e la grave disgregazione istituzionale non fa che accrescere la pervasività di tali minacce». Di fronte a questo quadro «l'Italia e la comunità internazionale hanno l'obbligo di farsi carico del problema». «Sarebbe auspicabile - dice Minniti - nominare un alto rappresentante delle Nazioni Unite cui affidare l'arduo compito di avviare un percorso di riconciliazione nazionale riconoscendo le istanze federaliste della Cirenaica». L'Onu, per il sottosegretario con delega ai servizi, dovrebbe scendere in campo anche per aiutare il Belpaese a far fronte agli sbarchi mettendo in sicurezza la Libia. Insieme alla Ue. «Mare Nostrum - sottolinea Minniti - deve diventare una missione europea e le Nazioni Unite devono impegnarsi per creare in Libia una cornice di sicurezza adeguata, che consenta di garantire la prima accoglienza direttamente nel paese, affidandola ad esempio a una grande organizzazione delle Nazioni Unite quale l'Unhcr».
A difesa delle prospettive di ripresa e crescita del Paese la nostra intelligence è sempre più di tipo «economico-finanziario», indirizzata alla tutela dei nodi infrastrutturali ritenuti strategici. Grande spazio, infine, alla «cybersecurity». Perché la rete è una grande opportunità, ma può essere anche una minaccia.