Tillerson striglia i Paesi Nato: «Finanziamenti al 2% del Pil»

I partner europei fanno spallucce e minimizzano

Anna Maria Greco

Roma Debutta al vertice Nato di Bruxelles Rex Tillerson, segretario di Stato di Donald Trump, e subito sono scintille sui finanziamenti. Soprattutto con la Germania, ma anche con l'Italia.

Al centro delle contendere c'è la determinazione degli Usa a non sostenere più in maniera «sproporzionata» il bilancio dell'organizzazione e il richiamo agli altri membri a rispettare l'impegno preso nel 2014 di aumentare il budget per la difesa al 2 per cento del Pil entro un decennio.

La questione dei finanziamenti è uno dei cavalli di battaglia del programma del neo presidente Trump, fin dalla campagna elettorale e nel suo intervento a Bruxelles Tillerson ha detto che il tema principale in agenda è, appunto, «fare in modo che la Nato abbia tutte le risorse necessarie per compiere la sua missione».

I ministri degli Esteri dei Paesi dell'Alleanza, ha assicurato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, devono trovare un accordo sui «piani nazionali» in cui ogni membro dovrà spiegare come intende aumentare le spese per la difesa. L'incontro di ieri era preparatorio del vertice di maggio e gli Usa premono perché già allora sia presentato il piano degli investimenti. Anche se, ha ricordato Stoltenberg, aumentare i contributi «non è qualcosa che si deve fare per compiacere gli Stati Uniti», ma qualcosa che «i 28 alleati hanno concordato insieme».

Per il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, però, è «completamente irrealistico» pensare che la Germania «aumenti la sua spesa per la difesa dagli attuali 35 miliardi a 70 miliardi».

Il problema è grosso anche per l'Italia, che investe solo l'1,1 per cento e dovrebbe impegnarsi per quasi un punto di Pil in più. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha avvertito che l'Italia è «a favore di un incremento del sostegno alla Nato», però pretende che siano considerati i vincoli del patto di stabilità e i costi per le missioni umanitarie nel Mediterraneo. «Abbiamo già invertito la rotta - ha detto- fermando i tagli alla difesa e abbiamo già raggiunto il target del 20 per cento degli investimenti nelle nostre spese di difesa. Ma di questi fattori andrà tenuto conto».

Al summit del 25 maggio, il primo dell'Alleanza cui parteciperà Trump, per Tillerson comunque bisognerà concordare «che entro la fine dell'anno tutti gli alleati abbiano realizzato l'impegno delle linee guida oppure abbiano sviluppato piani che dicono chiaramente come esso sarà realizzato».

Parole che hanno gelato l'atmosfera, anche se poi tutti hanno cercato di minimizzare le tensioni con Washington. È chiaro che gli Usa sono sempre più esigenti e, dopo la sfida dei dazi sui beni di commercio, presentano il conto sul piano della sicurezza.

Commenti

venco

Sab, 01/04/2017 - 11:59

Più soldi per gli armamenti, che poi le guerre della Nato le decide il governo americano.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Dom, 02/04/2017 - 06:08

Fine Impero. Altro sintomo. Vessare le colonie sempre più. Ma non basterà.... nonostante le stampanti della FED girino impazzite... la Cina con quella cartastraccia fa incetta di industrie e beni reali... il regime USA è alla fine.