Un tir sulla folla: sangue a Stoccolma e corpi a terra Il killer è islamico

Luigi Guelpa

Di nuovo un camion, ancora una volta pedoni che diventano birilli da abbattere in un bowling perverso e impazzito. Questa volta è toccato a Stoccolma finire sotto i colpi dei jihadisti che hanno provocato 4 morti e 15 feriti (9 in gravi condizioni tra cui un bambino). Qualcosa di inquietante però era nell'aria da almeno una settimana, quando il ministro degli Interni Anders Ygeman aveva spiegato in un'intervista rilasciata al quotidiano Expressen di temere «ritorsioni da parte del jihadismo. Siamo molto esposti per la nostra attività diplomatica. Hanno intenzione di farcela pagare».

Il jihad ha colpito con la solita inaudita ferocia, perpetrando l'ennesima strage di innocenti. Le modalità adottate sono le medesime di Nizza e Berlino, i nomi di Promenade des Anglais e Breitscheidplatz sono stati sostituiti da Drottninggatan (letteralmente, Via della Regina), l'arteria pedonale più famosa, e trafficata, di Stoccolma. Erano le 14.53 quando un camion del birrificio Spendrups, rubato poco prima a un autista che stava effettuando consegne in un ristorante (e che ha cercato di fermare il terrorista rimanendo a sua volta travolto), ha svoltato tra Kungsgatan e Olof Palme Street infilandosi in Drottninggatan. Chi si trovava al volante ha percorso circa 300 metri tentando di falciare più persone possibili, fino a terminare la sua folle corsa contro il muro del centro commerciale Ahlens Mall, in Klarabergsgatan.

L'autista, che secondo i testimoni aveva il volto coperto da un passamontagna, si è poi dato alla fuga, insieme ad altri due complici. Con la cabina di guida in fiamme, tre uomini infatti sono saltati fuori dal camion e hanno cominciato seminare fendenti, con un pugnale, ai passanti. La polizia ha riferito in serata che una persona è stata arrestata nella municipalità di Märsta, a 35 km a nord della capitale. L'uomo, che si sarebbe autoaccusato della strage, secondo la polizia sarebbe un complice dell'attentatore che è ancora in fuga.

L'asfalto della Drottninggatan era disseminato da vetri rotti, dal segno dei pneumatici del mezzo pesante, e purtroppo dai corpi delle vittime ricomposti in maniera sommaria su sacchi neri per la spazzatura. Polizia e vigili del fuoco hanno evacuato l'area circostante, compiendo una vasta operazione di bonifica e avvisando con il megafono i cittadini a rimanere in casa «per attentato terroristico in corso». Molti abitanti hanno accolto nelle loro abitazione le persone rimaste in strada senza mezzi pubblici, facendo circolare la notizia anche attraverso l'hashtag #openstockholm. Negli stessi minuti, all'altezza di Hotorget, sempre nel centro di Stoccolma ma in una zona distante dall'assalto del camion, si sono uditi colpi di arma da fuoco. Il capo della polizia ha quindi ordinato la chiusura della metro, della stazione ferroviaria di Vasagatan (dove alcuni testimoni avrebbero raccontato di terroristi armati che correvano dentro la stazione centrale e aprivano il fuoco), e di tutti i posti di aggregazione della città (cinema, teatri, musei e circoli).

A raccontare quanto accaduto in Drottninggatan sono stati i negozianti della strada pedonale: alcuni di loro, intervistati da TV4, sono scoppiati in lacrime rievocando gli attimi della strage. Terribili le parole di Nina Bergstrom, cameriera del Wayne's Coffee Sverige: «Stavo attraversando la strada per portare dei caffé nell'ufficio di fronte quando un grande camion è spuntato dal nulla. Non sono riuscita a vedere se ci fosse qualcuno alla guida ma ho visto due persone morire schiacciate». Nasrine, una rifugiata siriana della comunità che conta 60mila esuli nel Paese, ha raccontato di aver visto «una donna che aveva perso le gambe. All'inizio abbiamo pensato che fosse un'esplosione tanto era forte il rumore. Quando siamo usciti era tutto in frantumi».