La toga beffata dalle microspie: parla male del capo e lo trasferiscono

Intercettato. Censurato. E infine trasferito dalla Procura di Trieste a quella di Treviso perché pizzicato a parlare dei suoi superiori con «toni irridenti» e «offensivi».

Si chiude con la pesante sanzione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura la scia di veleni e polemiche che da due anni si trascina nell'ufficio giudiziario giuliano. Il pm Federico Frezza ora è costretto a fare le valigie dal verdetto della sezione disciplinare di palazzo dei Marescialli, che ha ravvisato nel magistrato triestino un «comportamento gravemente scorretto» ai danni del procuratore capo Carlo Mastelloni e del procuratore generale della Corte d'Appello di Trieste. Che Frezza in una conversazione privata con un giornalista definiva capaci di «emanare disposizioni solo per dimostrare di esistere».

Già, perché in questa intricata storia di sospetti interni, intercettazioni e fughe di notizie, il pm veniva ascoltato a sua insaputa su disposizione partita dallo stesso Mastelloni. Dove Frezza era indagato per rivelazione del segreto d'ufficio, sospettato di passare informazioni a un cronista locale, anche lui raggiunto da un avviso di garanzia. L'accusa è stata poi archiviata per entrambi, eppure quell'opinione poco edificante sui colleghi emersa nei brogliacci è rimasta una macchia sulla carriera da lavare con il trasferimento. Nella censura del Csm hanno pesato anche altri «giudizi offensivi» a cui Frezza si era lasciato andare conversando in auto con un assistente capo della polizia. Questa volta indirizzati verso un tenente della Dia, da lui descritto «come persona che non aveva mai concluso niente durante la sua permanenza in Trieste, che scriveva come un alunno della quinta elementare e col quale avrebbe preferito non continuare a lavorare».

Commenti

accanove

Gio, 13/04/2017 - 10:50

..qui a TV se n'è appena andato quello che aveva citato il CSM (il giudice provetto guidatore) ed arriva mò questo. Per quanto mi consta esprimere giudizi negativi su colleghi magari pure incapaci non dovrebbe essere motivo trasferimento ma si sa, nella magistratura vige un universo lontano dalla democrazia. Non si lamentino poi se qui tira aria di rivolta a tutti i livelli.

Ritratto di centocinque

centocinque

Gio, 13/04/2017 - 13:32

Quando si potranno licenziare i magistrati incapaci e fannulloni, quando i magistrati risponderanno di tasca propria degli errori che compiono, compresa la responsabilità sulla lunghezza dei processo si potrà pensa che si sta arrivando ad avere la magistratura di un paese moderno. Per ora casta da medioevo

tonipier

Ven, 14/04/2017 - 10:01

"IL CSM COME SE NON CI FOSSE" Per poter debellare, sconfiggere un male sociale, secondo l'insegnamento di Giovanni Amedeo Fichte, è indispensabile scomporlo, analizzarlo in tutti i suoi elementi costitutivi; soltanto con questa chiara visione è possibile padroneggiare il male e procedere con passo nella lotta contro di esso.