Torna il «Circus» di Schiaparelli

Cesare Cunaccia

Parigi L'Haute couture di Schiaparelli Paris per la prossima stagione invernale, si risolve in un omaggio dal vago sapore storicistico alla «Collezione Circus» dell'estate 1938, un passaggio epocale negli anni più interessanti della parabola creativa della Maison. Bertrand Guyon, il giovane direttore creativo del brand, ancora una volta svolge la propria ricerca nel vivo del DNA di Schiaparelli, tramite un'esercitazione insieme filologica e sofisticata. Forse, se vogliamo, anche troppo. Erano comunque bellissimi gli abiti che, in toni pallidi e lunari riproducevano a ricamo il sole radiante di una celebre toilette concepita da Mme Schiap per Elsie de Wolfe o che guardavano al gioioso «Arlecchino» del Circo di Calder. Robes maliziosamente siglate in luoghi topici dell'anatomia femminile dai consueti lucchetti, occhi e cuori trafitti. Contrasti di proporzioni e drappeggi «du Plantier», oro barocco lamé tra Marlene Dietrich e Jean Harlow, silhouettes allungate e giacche dalle spalle molto importanti. Ci sono trasparenze notturne accanto a geometrie tessili dallo slancio ogivale, sottolineate da rade e lineari applicazioni di jais scintillanti. Il pagliaccetto di ascendenza rinascimentale audacemente corto e in broccato policromo, è corredato da un bustier in velluto con broderie cubista. Una trama di simboli, un sensuale intreccio di elegante ortodossia e di colte citazioni. Un pregio? Un difetto? Un universo creativo che evidentemente possiede una sua clientela di riferimento, viste le numerose limousines nere e le ben sette Rolls- Royce che stazionavano in attesa a Place Vendôme, durante la liturgia del défilé.