TRAME ROSSE Bersagli eccellenti

Il «sistema Siena» torna alla sbarra. La Procura di Milano ha chiuso le indagini sugli ex vertici del Monte dei Paschi, accusati di aver occultato 300 milioni di perdite nel bilancio 2009 tramite la ristrutturazione del contratto derivato «Alexandria», sottoscritto con la banca giapponese Nomura. Quell'operazione, secondo i magistrati, avrebbe consentito di presentare conti migliori rispetto alla reale situazione della banca. L'assemblea di Rocca Salimbeni dell'aprile 2010, infatti, approvò un bilancio 2009 con 220 milioni di utile e una mini-cedola di un centesimo per i titoli di risparmio della Fondazione Mps.

In quel modo l'istituto senese riuscì a remunerare il suo azionista di maggioranza, ovvero l'ente di origine bancaria, allora presieduto da Gabriello Mancini, che aveva come riferimento il Comune e la Provincia, cioè il Pd senese. Ma quei profitti e quel mini-dividendo non erano veritieri perché il Monte stava ancora soffrendo per la maxi-acquisizione da oltre 9 miliardi di Antonveneta, effettuata nel 2007 a un prezzo troppo elevato rispetto al reale valore della banca padovana. L'aggregazione, però, era stata voluta dal dominus di Mps Giuseppe Mussari e «benedetta» dal Pd locale e nazionale che voleva mantenere la presa sull'istituto di riferimento in un contesto di aggregazioni (Intesa e Sanpaolo, Unicredit e Capitalia) che prima o poi avrebbero potuto vederlo trasformato in preda.

E così ieri la Procura di Milano ha consegnato l'avviso di chiusura delle indagini preliminari a Mussari, all'ex direttore generale della banca Antonio Vigni e all'ex direttore finanziario Gianluca Baldassarri. Avvisati anche Sadeq Sayeed, ex top manager di Nomura International, e Raffaele Ricci, responsabile vendite per l'Europa e il Medio Oriente di Nomura, oltre a Banca Mps e a Nomura. L'inchiesta, diretta dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco e dai pm Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici, è stata trasferita al capoluogo lombardo da Siena per competenza territoriale assieme a quelle, tuttora in corso, sul derivato Santorini stipulato con Deutsche Bank e sulla stessa acquisizione di Antonveneta. Nello scorso ottobre il Tribunale di Siena ha condannato in primo grado Mussari, Vigni e Baldassarri a tre anni e mezzo (con cinque anni di interdizione dai pubblici uffici) per ostacolo all'attività di vigilanza.

I contratti siglati con Nomura e con Deutsche Bank erano stati infatti nascosti nella cassaforte del dg Vigni e furono scoperti dagli attuali manager del Monte, l'ad Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo, solo nell'ottobre 2012. La chiusura di quelle posizioni ha determinato ulteriori perdite per 500 milioni influendo sulla richiesta di 4 miliardi di Monti-bond per consolidare un patrimonio sceso sotto la soglia limite. Ex post è possibile affermare che se una certa politica non avesse influenzato le sorti del Monte dei Paschi, oggi la banca sarebbe molto più in salute e non sarebbe costretta a ricorrere a un nuovo aumento di capitale da 3 miliardi, dopo i 5 miliardi chiesti al mercato nel 2014.