Il tranquillo esperto di Borsa che stermina la sua famiglia

Riunisce nel lettone la moglie, i figli di 4 e 6 anni e li uccide. Poi si spara. Ma nessuno capisce perché

Valentina Raffa

Palermo Stermina la famiglia, poi si toglie la vita. La tragedia familiare è accaduta ieri a Paternò, in provincia di Catania. Daniele e Gabriele, fratellini di 6 e 4 anni, sono stati trovati morti nel lettone insieme alla mamma, Vincenza Cinzia Palumbo, 34 anni. A ucciderli usando una pistola calibro 22 regolarmente detenuta è stato il papà, Gianfranco Fallica, 35 anni, consulente finanziario, che esercitava in città. Poi si è tolto la vita usando contro di sé la stessa arma. Ha scelto di morire anche lui nella stanza da letto, dove aveva appena strappato il futuro ai figli e alla moglie. Le tre vittime erano vicine, mentre lui è stato trovato a terra.

È stato il nonno materno a trovarli. La figlia non si era fatta viva come era solita fare e lui e la moglie erano preoccupati. Allora ha deciso di entrare nell'appartamento di via Libertà, al piano superiore della palazzina di famiglia nel centro storico di Paternò, e ha scoperto il dramma che si era consumato. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di Catania e della Compagnia di Paternò che hanno avviato immediatamente le indagini per ricostruire la dinamica di quello che sin da subito è apparso agli investigatori un omicidio-suicidio. L'ipotesi investigativa ha trovato conferma dopo la ricognizione cadaverica effettuata dal medico legale. Resta adesso da comprendere il perché di questa tragedia familiare, che ha scosso l'intera città. «È una tragedia che non riusciamo a spiegarci, una famiglia perbene, di lavoratori. La città tutta soffre, non possiamo far altro che stringerci attorno ai familiari e ai partenti, un intero paese soffre. Questa famiglia mancherà a tutto il paese». Così il sindaco di Paternò, Nino Naso, che si è recato ieri sotto l'abitazione in cui è avvenuta la tragedia, dove si era formato un capannello di gente, tra vicini e curiosi, rimasti in rigoroso silenzio in rispetto delle vittime e del dolore dei familiari. All'improvviso tutti sono stati scossi da una voce di donna straziata dal dolore. «Maledetto! Maledetto! Cosa gli hai fatto?». È la madre di Cinzia, distrutta dal dramma che gli ha strappato in un colpo solo la figlia e i due nipotini. Nessuno si spiega il perché. Qualcuno avanza l'ipotesi di difficoltà economiche, dal momento che Fallica aveva da poco messo su la sua agenzia in città, e la moglie era casalinga e dedita ai figli a tempo pieno, anche se aiutava spesso i genitori proprietari di un ristorante, Villa delle Muse. Paolo Bruno, cugino e padrino di Gianfranco, non ne avrebbe avuto sentore. Descrive il 35enne come «un ragazzo d'oro». «Era un lavoratore ed era molto legato alla famiglia». Voleva bene a Gianfranco, che salvò quando ad appena cinque anni stava annegando al mare e lui gli si era legato molto. È Bruno a riportare altre ipotesi che si rincorrono in paese, ovvero una possibile depressione del 35enne e una gelosia come causa scatenante del gesto. Si sente di escludere la prima ipotesi: «Ma quale depressione! Per noi è stata una doccia fredda. Non se l'aspettava nessuno». E sottolinea come Gianfranco fosse «una persona di sani principi». Di gelosia il cugino non ha «avuto mai l'impressione», ma non si sente di metterci la mano sul fuoco perché si tratta di cose troppo personali.

Gli inquirenti dell'Arma, a cui la Procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, ha affidato l'inchiesta, seguita dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Santo Distefano, non escludono nessuna ipotesi. Vaglieranno tutto e sentiranno diversi parenti e testimoni. Dopo i rilievi in casa, le tre salme saranno portate all'obitorio dell'ospedale «Cannizzaro» di Catania, dove sarà effettuata l'autopsia che è stata disposta dalla Procura.