Trecento brasiliani hanno comprato passaporti falsi Ci sono anche sette calciatori

Simone Di Meo

In cambio di 2-3mila euro resuscitavano i morti. I parenti morti. Quelli che potevano servire a far ottenere ai loro clienti la cittadinanza italiana sulla base dello «ius sanguinis». L'ex responsabile dell'Ufficio anagrafe di Brusciano (Na) Michele Di Maio e il socio italo-brasiliano Luis Sonda Vanderlei, titolare di un'agenzia di pratiche amministrative di Terni, sono stati arrestati ieri dai carabinieri su ordine del gip del Tribunale di Nola a conclusione di un'indagine condotta dal procuratore aggiunto reggente Stefania Castaldi e dal sostituto procuratore Francescapaola Colonna. In totale sono 300 i brasiliani che hanno ottenuto il passaporto tricolore senza averne i requisiti. Tra loro anche calciatori professionisti come Corsini Bruno Henrique del Palermo (che però si dice estraneo «ai fatti» e a «disposizione per chiarire») o come Gabriel Boschilia del Monaco (Ligue 1 francese), impegnato in Champions League; Silva Eduardo Henrique dell'Atletico Mineiro, Colcenti Antunes Eduardo e Ferrareis Gustavo Henrique dello Sporting Club Internacional (tutti della serie A brasiliana); Dos Reis Lazaroni Guilherme Henrique del Red Bull e Vancan Daniel del Gil Vicente FC (serie B portoghese). Un'altra decina di indagati militano invece nella serie A di calcio a 5 (Ferrara, Rieti e Pescara).

I due ideatori del raggiro sono accusati, a vario titolo, di corruzione, falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Di Maio è stato sollevato dall'incarico dal sindaco un anno fa, subito dopo le prime perquisizioni presso la sede dell'Amministrazione. Il meccanismo svelato dai militari di Castello di Cisterna era molto semplice: agli extracomunitari veniva «assegnato d'ufficio» un familiare italiano un nonno o un genitore grazie al quale richiedere la «naturalizzazione».

Altri brasiliani, invece, hanno ottenuto illegalmente la cittadinanza risultando residenti nella casa del funzionario municipale, la stessa dove ora si trova agli arresti domiciliari, o in Comuni dell'hinterland partenopeo. Per gli sportivi il vantaggio consisteva nell'aggiramento del «tetto extracomunitari» e nella possibilità di farsi tesserare dai club, all'oscuro di tutto, con maggiore facilità.

Commenti

cicero08

Dom, 09/04/2017 - 07:47

il primo caso di passaportopoli ha visto incappare la giustizia sportiva in un fiasco clamoroso. Speriamo che oggi succeda tutto l'opposto.